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BAMBINI

CON LA TUTA DI LORIS

Veronica, al suo primo giro in moto, con KettyDa quando ho iniziato a correre ho portato le mie figlie con me, ma non ho mai in alcun modo esercitato pressione affinché provassero una moto, non c’è niente di più triste e di più lesivo per un figlio dell’essere investito delle aspettative di un genitore che vuole per forza trasmettere qualcosa che invece deve essere supportato da una grande passione.

Ad ottobre a Misano, durante l’ultima gara del Campionato Femminile, c’era nel paddock la struttura di Davide Capirossi che, con Ketty Chiavegato, organizza corsi di guida anche per giovanissimi e fuori della loro hospitality esponevano due Metrakit.

Veronica, la mia figlia maggiore, tredici anni, gironzola un po’ intorno a quella con i semimanubri, ci sale sopra mi chiede con semplicità: mi piacerebbe guidarla, posso?

Restiamo d’accordo con Ketty che la prima volta che fossero andati a Pomposa a provare con altri allievi mi avrebbe contattato, e così domenica scorsa, una bella giornata di novembre, prendiamo il camper e ci dirigiamo verso il circuito.

Il lunedì mattina, giorno fatidico, ci svegliamo con un nebbione che non ci si vedeva a due metri, ma è presto, probabilmente si alzerà quando farà più caldo.

Arrivano Davide e Ketty, scarichiamo le Metrakit, un Cagiva 125 su cui farà lezione una ragazza più grande, io ho portato oltre a casco, guanti e stivali, delle protezioni esterne per Veronica, ma Ketty mi dice: aspetta aspetta, abbiamo portato delle tute… falle provare questa, una tuta del Loris!

A parte spalle e braccia un po’ larghe, le va a perfezione: fa un po’ effetto vederla in una tuta con dietro scritto “Capirex” ed il casco con i pupazzetti, ma sono contenta che abbia un abbigliamento che la proteggerà a perfezione e ci avviamo in pista.

In effetti la nebbia si è alzata ben poco ed il fondo è un po’ umido. Ketty mi dice: dille di stare attenta, che la moto monta gomme nuove, ma io non le dico nulla, non voglio darle condizionamenti, oggi siamo qui per iniziare a guidare.

Proprio per non condizionarla evito di essere io a spiegarle come si guida, in questo caso non è il genitore il miglior maestro, e la lascio completamente nelle mani di Davide, mettendomi a bordo pista.

La guardo mentre ascolta attenta le istruzioni, stringe la frizione, prova una partenza, la moto ovviamente si spegne, ma è bassa e leggera, un paio di prove e Veronica parte, si ferma, riparte, fanno un po’ di volte questo esercizio e poi lui le dice tranquillo: adesso prova ad andare, fatti un giro della pista!

E lei diligente parte.

La vedo sparire nella nebbia ed ho un nodo in gola, fissiamo tutti la nebbia, dopo un pochino sentiamo il motore della metrakit, vediamo la sagometta apparire all’uscita di una delle curve di fronte al rettilineo e sorridiamo.

Fa un po’ di giri, Davide la segue, la fa fermare, ripartire, cambiare le marce, scalare, fino a che, un po’ stanca, si ferma per riposare.

Le faccio i complimenti: è tranquilla, va piano, ovviamente, ma ha girato senza timore su un fondo su cui tanti che conosco non sarebbero nemmeno entrati, umido a tratti e dove è asciutto è comunque freddo, le gomme non vanno in temperatura nemmeno a piangere.

Alla fine della mattina ha fatto tre turni, ha cominciato a seguire qualche traiettoria dietro a Ketty, che nel frattempo faceva scuola all’altra ragazza, e negli ultimi giri, pur senza fare dei piegoni, l’ho vista cominciare a tirare fuori il ginocchio, e mi sono commossa.

Rimaniamo d’accordo che una volta al mese la porteremo a girare, e Ketty mi dice: vedrai già la prossima volta che progressi farà! E non me lo dice per ingraziarsi una cliente, ci conosciamo dal primo anno del Trofeo Motocicliste.

Dopo essersi cambiata ed aver restituito “la tuta di Loris”, Veronica mi ripete a raffica che si è divertita proprio tanto, che non immaginava che andare in moto fosse così divertente “e poi, quando ho ingranato la quarta la moto ha fatto vruuuuum!” ha gli occhi che le brillano, in fondo ci vedo la mia stessa passione e sono contenta.

Le ripeto che è stata brava a girare con il semibagnato, e lei candida mi dice: in effetti mi sono domandata “ma dovrei avere paura?” e poi mi sono detta “se non mi hanno detto niente, si vede che va bene così!”. E stavolta i complimenti li faccio a me stessa: non le ho dato condizionamenti e lei è andata, quante volte la nostra mente limita la nostra prestazione!

Mentre torniamo a Roma ripenso alla mattinata ed al futuro e se, come sembra, la ragazza ha del talento, avrà bisogno di manifestarlo distruggendomi, so che non si darà pace fino a che non lo avrà fatto, ma così è la crescita, l’evoluzione, l’affrancamento dal genitore, e sono pronta ad affrontarlo.

Cristiana Toria

Motocicliste 2000