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MOTO E AMORE
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08.
Tutta colpa del caporedattore
MOTO & AMORE

Il merito, o la colpa, dipende dai periodi, del mio matrimonio è del mio caporedattore. Sì, perché io lavoro a Motosprint ma questo racconto non vuole essere uno spot al giornale. No, i fatti sono andati proprio così, come sto per raccontare.

Partiamo dall'inizio. Da quando approdo a Motosprint, nel 1999. Arrivavo da un'altra testata del gruppo, dunque ero nuova di zecca in redazione. Ma ci stavo bene. Perché le moto e il mondo che ruota loro intorno, mi hanno subito conquistato.

Ma torniamo al fatto. Scadeva il millennio e come ogni altro giornale anche Motosprint si accingeva a celebrare il vecchio mille con una serie di amarcord. Distribuiti equamente alla redazione. Il motomondiale a te, il tourist trophy a lui, la superbike a quell'altro. A me, unica fanciulla, chissà perché toccò la Milano-Taranto. Gara che non si disputava più, almeno nella sua versione originale, revival a parte, dagli anni Cinquanta.

Ora, in questi casi le strade sono due. O si ricorre a vecchi testi, scopiazzando - pardon, citando - questo o quel volume. Oppure, e mi pareva la scelta migliore, potevo parlare che qualcuno che quella gara, molto suggestiva, con partenza di notte, un massacro, l'aveva davvero vissuta. E raccontarla con le sue parole.

E qui entra in ballo il caso, il destino, vedete un po' voi.

«Ma l'uomo giusto per te è Leopoldo Tartarini, che oltretutto sta proprio qui, a San Lazzaro, dietro l'angolo», mi suggerisce il caporedattore di cui sopra.

Già, perché no... Telefono. L'approccio - e ne ridiamo ancora oggi con i protagonisti - non è stato dei migliori.

Mi passano la segretaria, tal Giorgia. Freddina (scoprirò più tardi, molto più tardi, quando fosse sbagliata questa prima impressione).

«Il signor Tartarini non c'è, parli con l'addetto stampa».

«Guardi, io voglio che mi racconti lui le sue emozioni di allora, lasciamo perdere l'addetto stampa».

Ho riattaccato, preda di poco lusinghieri sentimenti.

Ebbene: neanche mezz'ora dopo il Tartarini in persona mi ha chiamato. È finita che abbiamo passato quasi due ore al telefono, e il suo racconto è stato appassionante, coinvolgente ben oltre le esigenze di redazione. Ho scoperto un signore vivacissimo, intelligente, brillante e spiritoso. Fiero dei ricordi, ma per nulla nostalgico. Un affabulatore. Prima di riagganciare ci davamo del tu.

Sembrava finita lì. Che c'entra l'amore? Piano, arriva.

Due settimane dopo mi invitano a una cena di compleanno. Non è che morissi dalla voglia di andarci, la festeggiata mi era pressoché sconosciuta. Ma succede così, quando sei single da un po' e ti sei fatta coinvolgere nella movida.

Il locale scelto era in pieno centro, molto vecchia Bologna. E proprio sotto il portico, l''ho visto per la prima volta. Non mi ha colpito per qualche motivo particolare. Ma il suo approccio è stato, come dire, singolare?

Anche lui era tra gli invitati. Era in moto, a gennaio. Me lo presentano.

«Ma non hai freddo?»

«Ma a te che te ne frega?».

A cena mi si piazza davanti. E cominciamo a parlare.

«Ti piace la mia moto? È una DE-A-U-VILLE» ha detto proprio così, scandendo le parole. Chiaro, una donna che può sapere di moto?

Io mi metto a ridere.

«Guarda che lavoro a Motosprint, qualcosina della materia la mastico»

«Motosprint? Ma è dove ho letto un bell'articolo che parlava di mio zio Leopoldo».

È così che abbiamo cominciato a parlare davvero e, dopo quasi dieci anni, non abbiamo ancora smesso.

Sei mesi dopo eravamo sposati. Leopoldo Tartarini è diventato lo zio Poldino, la segretaria di allora adesso è sua moglie, mia zia Giorgia e mia grande amica.

Lucia Voltan

Motocicliste 2000