| Moto:
HONDA
CBR 600 RR e KAWASAKI ZX6R COMPARATIVA
ZX-6R e CBR 600 RR

Assuefatti
dalle molteplici comparative offerte dalle riviste del settore,
lacerati dal dubbio sulla supersportiva da acquistare, quale
boccone poteva essere più prelibato se non la sfida
diretta tra le due moto, che al giudizio degli esperti, sono
risultate le migliori del lotto?
Dalla CBR mi aspettavo di trovare ciò che Honda ha
sempre regalato ai suoi affezionati estimatori: facilità
di guida, fruibilità, cura dei particolari, innovazione
tecnica.
E dalla ZX 6R? Le premesse sulla carta sembrano parlare di
una nuova nata nella casa di Akashi: una linea affilata e
accattivante, un motore finalmente dotato di iniezione elettronica,
forcella a steli rovesciati e pinze freno ad attacco radiale,
sono solo alcune delle modifiche che promettono una sfida
ad alto livello con la concorrenza frutto dello sviluppo e
della ricerca acquisito grazie alla Moto GP (leggasi RC211V).
IN
PISTA
Inutile prendersi in giro: basta un’occhiatina per rendersi
conto di quanto queste moto siano studiate e sviluppate appositamente
per dare il meglio di sé tra i cordoli delle piste.
La posizione di guida è sacrificata su entrambe, e
soprattutto sulla Honda la distanza fra la sella ed i semimanubri
è assai ridotta. Caratteristica che contribuisce a
renderla più veloce e maneggevole nei repentini cambi
di direzione.
Il propulsore della CBR pare studiato per soddisfare il fabbisogno
di adrenalina dei piloti più esigenti: basta stare
sopra i 9.000 giri per assaporare l’allungo e la potenza
di questo nuovo motore. E la pista è il luogo migliore
per farlo.
Il circuito di Santa Monica è l’ideale per mettere
a confronto le due giapponesi: un lungo rettilineo, un paio
di curve lente, due esse e una serie di curve veloci da raccordare…
tante situazioni diverse per poter comprendere le differenze
tra le concorrenti nipponiche.
La premessa è che alla CBR sono state sostituite le
molle della forcella con quelle più performanti della
WP. Questo per non creare dubbi circa la mia posizione relativamente
alla valutazione dell’avantreno di questa moto, che
ora, grazie alla modifica, è certamente più
preciso e stabile di quello della Kawasaki.
La
Honda è fulminea nell’ingresso in curva, pare
basti il pensiero ad inserirla nella giusta traiettoria. Si
può entrare in curva con i freni ancora pinzati e non
avvertire nessun segno di instabilità.
Ma è nella parte veloce del tracciato romagnolo che
dà il meglio di sé. Il motore ruggisce prepotente
e il tachimetro digitale scorre un numero dopo l’altro
sino a superare i 210 km/h in uscita dal curvone, senza neppure
troppo impegno.
In staccata la modulabilità dell’impianto frenante
Nissin assicura una precisa e veloce decelerazione, senza
scomporre la moto, che per l’occasione è stata
equipaggiata di due belle “scarpette” Pirelli
Supercorsa.
La CBR sembra nata per girare in circuito, anche se forse
tra le due è quella con minore luce a terra (lo confermano
le pedane grattate sull’asfalto).
La cosa che più mi colpisce è la facilità
di guida che si instaura dopo poche curve.
Il motore (sempre dai 9.000 giri in su) è progressivo
e preciso, per niente nervoso.
Rispetto alla taratura originale delle sospensioni sono state
precaricate maggiormente le molle ed è stata chiusa
di qualche “click” l’idraulica. Per quanto
riguarda il monoammortizzatore è stato irrigidito agendo
esclusivamente sull’idraulica.
Ed
ora in sella alla nuova Ninja: innanzitutto, se comprate una
Kawasaki, vi prego, compratela VERDE! Esprime il meglio di
sé. I nuovi occhietti a mandorla sorridono invitandomi
a cavalcarla.
La posizione di guida è un po’ diversa dalla
600 di Tokyo. I semimanubri sono più distanti, ma maggiormente
spioventi.
L’avantreno pare granitico e solido, anche grazie alla
nuova forcella up-side-down. E sono davvero curiosa di sapere
se queste famigerate pinze dei freni ad attacco radiale mantengono
quanto promesso.
Il suono del quattrocilindri di Akashi è vigoroso e
rimbomba corposo per provenire da un silenziatore di serie,
dotato di catalizzatore.
Già nel giro di riscaldamento mi rendo conto di quanto
sia differente la curva di coppia di questi due propulsori:
la Kawasaki, avvantaggiata anche dai 37 cc in più rispetto
alla concorrente si fa sentire anche ai bassi e medi regimi.
Purtroppo è stata equipaggiata con delle Michelin Pilot
sport che non possono essere sfruttate come le Pirelli della
CBR, ma la ZX 6R non ha sfigurato grazie alla precisione che
regala a centro curva e alla buona luce a terra.
In rettilineo, la maggiore copertura aerodinamica consente
di starsene accucciati sotto il cupolino, e volendo di prendere
anche i tempi sul giro, grazie al cronometro in dotazione
di serie.
Nei curvoni veloci da raccordare, vengono fuori i cavalli
in più (grazie alla diversa distribuzione della coppia)
e la moto diventa nervosa e cattiva. Ad essere sincera, i
220 km/h indicati in uscita del curvone senza aver percorso
a pieno regime le curve del Carro non me li aspettavo.
Il rettilineo scorre veloce sotto di me e alla staccata del
Tramonto vengono messi finalmente alla prova i freni della
Ninja: molto potenti, precisi. E la ciclistica consente di
entrare in curva con la leva ancora tirata.
In realtà, forse per le gomme un po’ troppo sfruttate,
la verdona si scompone un po’ in frenata, ma basta non
farsi impressionare e buttarla in piega come se niente fosse.
Non vi tradirà.
In uscita di curva il 636 nipponico sfoga tutta la sua cattiveria:
nervosa e aggressiva si alleggerisce sbacchettando se si è
un po’ troppo aggrappati ai semimanubri, e questo piacerà
agli appassionati del monoruota. Una 600 che impenna in seconda
di potenza? Libidine allo stato puro.
SU
STRADA
La cosa certa è che questi gioielli giapponesi in pista
si daranno del filo da torcere. Ma su strada? Eccoci dinanzi
ad un bivio: cosa volete dalla vostra moto? Stabilità,
maneggevolezza, facilità di guida? O adorate prendere
per le “corna” la vostra amata due ruote ed esigete
una ciclistica veloce, ma a volte ballerina?
MOTORE
La quadricilindrica di Tokyo su strada vi farà un penare:
infatti il propulsore sotto i 9.000 giri è un po’
piatto, senza vigore. L’iniezione elettronica fornisce
un’erogazione fluida e per certi versi manca un po’
di carattere. Bisogna attendere l’entrata in coppia
del motore per sentire l’adrenalina scorrere nelle vene!
La Kawasaki, invece, avvantaggiata anche dai cc in più,
pare proprio non essere un “600”. La risposta
all’apertura del gas è repentina e la “lancetta”
digitale del contagiri schizza velocissima verso l’alto.
Soprattutto ai bassi-medi regimi questo motore pare proprio
non avere rivali tra la concorrenza. Anche su strada, uscendo
di curva in seconda, sarà facile doversi attaccare
ai semimanubri per tenere a terra la gomma anteriore.
CICLISTICA
Honda ha sempre prodotto moto “facili”. E anche
la nuova CBR 600 RR non è da meno. La ciclista è
precisa, lineare, grazie all’accentramento delle masse
dovuto alla posizione del serbatoio tra le gambe del pilota.
Consente di impostare la curva e poi correggerla, senza rischiare
di ritrovarsi "per prati" a raccogliere le margherite.
Scende in piega quasi senza chiederlo e trasmette davvero
una piacevole sensazione di stabilità, dall’ingresso
fino a centro curva. Una lieve pressione sulle pedane e la
CBR culla il suo passeggero senza scomporsi nemmeno di un
centimetro, aiutata anche dalla posizione veramente caricata
sull’avantreno.
La ciclistica della Ninja, invece, è assai differente.
In rettilineo l’avantreno è leggero e nervoso.
E’ proprio una moto da domare. La sensazione è
quella di avvertire veramente gli 8 kg di peso che differenziano
le due 600 nipponiche. Nei cambi di direzione è fulminea
e aggressiva, sembra un giocattolo. Tutta questa aggressività
però
pare domarsi a centro curva, dove il granitico avantreno si
stabilizza e la percorrenza diviene facile e intuitiva.
FRENI
L’impianto frenante NISSIN in dotazione sulla CBR 600
fornisce ottime prestazioni in fase di decelerazione, sia
per mordente sia per modulabilità. Nella versione base,
la frenata è un po’ penalizzata dall’affondamento
troppo generoso della forcella, che non consente un ottimale
utilizzo dei freni, ma modificando le molle, sostituendole
con altre più performanti, la staccata diviene sincera
e potente.
La Ninja è la prima seicento che monta di serie pinze
ad attacco radiale che, oltre ad avere un’estetica molto
accattivante, risultano quasi sovradimensionate per questa
moto. Infatti, è necessaria una certa dimestichezza
con la leva del freno per non ritrovarsi catapultati nel solito
prato a raccogliere le solite margherite. La potenza frenante
che si ottiene con uno sforzo proporzionalmente minimo è
sbalorditiva. Sicuramente capiterà a tutti, nelle prime
staccate, di utilizzare troppo i freni e rimanere spiazzati
dalla decelerazione impressa alla ruota anteriore.
POSIZIONE
DI GUIDA
Se alla domenica mattina, un amico vi chiede di percorrere
insieme l’autostrada, per andarvi ad arrostire sotto
il sole delle spiagge romagnole, inventate una scusa e declinate
l’invito: queste non sono moto da passeggio!
La CBR è talmente caricata sui polsi che saranno necessari
alcuni giorni di adattamento, prima di tornare a casa senza
una paralisi agli arti superiori. La protezione aerodinamica
del cupolino è veramente minima, e per guardarci attraverso
è necessario appoggiare il casco sul serbatoio. L’imbottitura
della sella è dura, come quella del passeggero, che
è veramente sacrificato, sia per l’appoggio del
“posteriore”, che per le pedane abbastanza vicine
al piano di seduta. Tutto questo si trasforma in un pregio
nella guida in pista, ma su strada la moto è parecchio
scomoda.
La ZX 6R è meno caricata sui polsi, ma i semi manubri
spioventi non concedono riposo ugualmente, e la sera faticherete
nuovamente ad avvicinare la forchetta alla bocca. La sella
è stranamente disposta in discesa, e in frenata il
sedere scivola sempre verso il serbatoio, costringendo il
pilota a fare pressione sulle pedane per non ritrovarsi troppo
caricato in avanti. La sella posteriore è un po’
più morbida, ma il passeggero è sacrificato
anche qui. Il cupolino offre un po’ più di protezione
essendo meno schiacciato verso il basso, ma è ugualmente
necessario accucciarsi sul serbatoio per cercare riparo.
CONCLUSIONI
Entrambe sono risultate macchine da ricovero presso la clinica
psichiatrica più vicina, grazie alla carica adrenalinica
non contemplata dal manuale di istruzioni.
Sono certa che sulla Valtrebbia, sulla Futa e ovunque i tornanti
facciano da contorno alle “sfide” tra motociclisti,
sarà veramente dura decretare la vincitrice.
Il mio parere è che la Kawasaki sia la moto giusta
per chi cerca un mezzo aggressivo, a cui tenere testa anche
con un po’ di forza fisica. E’ scattante, ha un
motore potentissimo, ed è divertentissima. In pista
e su strada i freni vi salveranno in più di un’occasione.
La CBR, invece, sembra progettata per la pista: ai bassi regimi
è un po’ fiacca, prima di entrare in coppia non
tiene il confronto con la ZX 6R. Fortunatamente, dopo i 9.000,
la potenza aumenta esponenzialmente e la lancetta del contagiri
schizza senza timore verso la zona rossa. Un suo inequivocabile
pregio è la maneggevolezza
e il feeling che trasmette da subito. Anche il pilota meno
esperto è in grado di sfruttarla senza ritrovarsi in
situazioni di difficoltà.
Uno a zero per la Kawasaki e palla al centro? Ai posteri l’ardua
sentenza!!!
prove
di Mary, Aidi, Andrea
al Kawasaki Day
KAWASAKI
ZX-6R - HONDA CBR 600 RR - ZX6R - CBR 600RR
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