Motocicliste
 
Login | Registrati |condividi su  

home page

La prima moto
come sceglierla
I modelli
quali le moto più adatte per cominciare
Le modifiche
- le prime difficoltà e come possiamo adattare la moto alle nostre esigenze
- Il cavalletto Ducati

Le nostre prove
ecco le moto che abbiamo provato

Database moto
il catalogo con dati e foto delle moto più diffuse

Meccanica 
corsa, alesaggio, pistoni...
Noleggio
Dove noleggiare una moto
Usato
suggerimenti per l'acquisto di moto usate

Accessori
curiosità

Carrelli e furgoni
cosa scegliere se si ha necessità di trasportare la propria moto?
Parcheggio
Bikeshuttle: il modo semplice di parcheggiare la moto in spazi ridotti
Benelli Tornado

Benelli, venti anni dopo. Peggio di come ha chiuso non poteva riaprire e quindi, comunque vada, sarà un successo. Citazioni chiambrettiane a parte, la resurrezione del marchio viene gestita da un giovanotto che risponde al nome di Andrea Merloni. Figlio d'arte, se si può dire così, visto che il padre ha fatto i soldi (e ne ha fatti parecchi) con gli elettrodomestici. Adesso il giovane industriale ha deciso di far diventare lucroso il marchio Benelli, che finì i suoi giorni in disgrazia alla fine degli anni Settanta.
Una storia non esattamente gloriosa. Le ultime creazioni della Benelli erano, senza tema di smentita, dei cessi che solo il passare degli anni ha reso accettabili, con quella patina di mollezza che circonda sempre le cose legate alla gioventù di qualcuno.
In una sera appiccicosa di luglio, invece, imbrancati in un cammino di devozione segnato da lanterne nel vasto parco della Villa Berloni, veniamo condotti come un gregge verso un piccolo anfiteatro che sorge alle spalle della chiesetta che sorge alle spalle dell'ala ovest della villa. Sì, la villa è molto grande. Nell'anfiteatro un palco ospita un leggio e la sagoma confusa di una motocicletta sportiva coperta da un telo.
Discorso numero uno del ministro Bersani. Discorso numero due di Giorgio Fossa. Discorso numero tre di Andrea Merloni e finalmente, accompagnata dal boato assordante di un motore dotato di scarichi aperti diffuso da enormi altoparlanti, ecco la cerimonia di presentazione. Via il telo dalla nuova Tornado tre cilindri 900. Verde e argento, i colori della Benelli.

Linee tese, cupolino con gruppo ottico dal disegno ardito, dotazioni di gran pregio, due sorprendenti ventole gialle sotto il codone.
Con questa moto, nel 2001, Benelli vuole disputare il mondiale Superbike (o quello che sarà vista la polemica in corso sulla necessità di portare le quattro tempi nel mondiale velocità). 
La moto presenta numerosi spunti interessanti per i patiti della meccanica. Il radiatore è sotto il codone. Prende aria da due condotti che partono dal cupolino e dalle due ventole montate giusto sopra gli indicatori di direzione posteriori.
L’ingegner Riccardo Rosa, che ha progettato la Tornado e anche la Cagiva 500 da Gran Premio (che funzionava piuttosto bene), dice che questa soluzione costruttiva risolve molti problemi di aerodinamica e di efficienza termica senza crearne di altro tipo. Siamo tutti disposti a credergli.
La moto ha il cambio estraibile senza smontare il motore. Una autentica chicca per gli smanettoni più incalliti. Dove è possibile sono stati impiegati bulloni a testa conica, che fanno molto racing (sono quelli che vengono bucati e stretti a due a due con il filo di ferro, roba da moto ufficiale). Davanti c’è una forcella Ohlins con tutte le regolazioni immaginabili e gli sganci rapidi per le ruote. Le canne hanno il trattamento superficiale al titanio. Robetta da svariati milioni. Al posteriore, un monoammortizzatore Ohlins tipo 4. Anche in questo caso il top.
E poi regolazioni tramite bussola per il cannotto di sterzo, forcellone allungato, ammortizzatore di sterzo Ohlins (inutile dirlo). Insomma una vera race replica da turbare più di qualche sonno.
Potenza? Non è stata comunicata in maniera ufficiale. In compenso sia Riccardo Rosa, sia Andrea Merloni, sia la cartella stampa non perdono occasione per annunciare la bellezza di 140 cavalli per la versione stradale e parecchi di più per la versione SP.
Velocità? Oltre 280 chilometri orari.
Costo? Tra i ventitré e i venticinque milioni, dice Merloni. Come come? Tutto quel po’ di roba a venticinque milioni? Ma incartatemene subito una che la porto via adesso!
Beh no, che c’entra. Quello era il prezzo della versione stradale. Quella presentata è la prefigurazione della versione SP, la stradale avrà altri componenti.
Ah ecco, mi pareva.
Insomma, nella primavera del 2001 arriverà nelle concessionarie Benelli anche la Tornado. Che dire oggi di questa moto? Che fa scena, che ha alcune soluzioni interessanti, che fa un bellissimo rumore (www.benellitornado.com per sentirlo), che ha 78 regolazioni possibili per adattarla alle esigenze di guida di ciascun pilota, che non ha una rete di concessionari e, quindi, di officine.
Le moto sportive, più delle altre, devono essere giudicate soprattutto in termini di prestazioni. Se la moto andrà bene non ci sarà colore, rete di vendita o pregiudizio a tenere lontani gli appassionati. Se andrà male, invece, non ci sarà campagna pubblicitaria che la salverà. E questa è già una bella sfida.

Sulla Benelli Tornado, vedi anche la scheda Intermot News

Motocicliste ® 2000