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Chiara & Kawasaki VN 800 (Kawarouge) - ReggioEmilia

All'età di 16 anni, il primo ragazzino con cui sono uscita aveva una HONDA CBR 125 e un paio di occhi stupendi. Avevo proprio perso la testa, mi sembrava un sogno vederlo arrivare... al tempo però non ebbi il coraggio di salirci: temevo che qualcuno mi vedesse e che mio padre si infuriasse... che ragazzina che ero!
La storia finì in pochi mesi, ma da allora iniziai a guardare tutte le moto che vedevo... il binomio uomo-moto era quasi inscindibile.
Il mio primo ed unico moroso (l'unico per cui ho nutrito sentimenti reali e profondi), guarda caso, era uno di quei birri romagnoli tanto duri fuori e un po’ fragili dentro, che faceva il pazzoide col suo SUZUKI 750. La prima volta che siamo usciti, per mettermi alla prova, ha fatto veramente il matto: siamo andati sulle nostre colline, fino alla sommità di un monte da cui si vede tutta la pianura padana... solo che per arrivarci abbiamo rischiato di fare un bel volo!!! Ero spericolata e, invece di incazzarmi con lui, è stato lui che ha detto: ho capito che finché non ho paura io, non ce l'hai nemmeno tu!!!
Da allora abbiamo iniziato a girare in moto, soprattutto al mare.
Migliaia di volte gli ho chiesto di insegnarmi, ma lui mi ha sempre trattata da "patacchina", sostenendo che non avrei nemmeno mai sputo tenere in piedi la moto.
Un anno dopo la storia finì, ma ormai la voglia di moto era nel sangue.
Da non sottovalutare una certa competizione che ho sempre sentito verso gli uomini… mi è sempre sembrato che a loro la società concedesse di più in termini di fiducia e credibilità. Mi ha sempre dato fastidio... a cominciare da mia madre che in macchina con mio padre si rilassa, nonostante lui abbia una guida nervosa... in macchina con me, invece, si comporta da isterica, nonostante la mia guida morbida e armoniosa.
Nel frattempo, comunque, sono passati due anni, in cui ho messo la testa a posto... non sono più spericolata come prima, nemmeno in macchina... considerati tutti gli incidenti fatti dai miei amici...
Un giorno, mio padre mi chiama dicendo: "vuoi una sorpresa? un mio cliente aveva una moto praticamente nuova che non voleva vendere a sconosciuti e mi ha chiesto se gliela custodisco io!!!". Allora io ho fatto qualche capriccio e ho implorato mio padre di regalarmi la patente in occasione delle laurea (del prossimo anno) invece che un banale orologio simbolico.
Così eccomi qui!!!
Merito dello strano padre che mi ritrovo: un inguaribile tradizionalista che però mi ha direttamente messa a cavallo di una Kawasaki 805 vn, me l'ha fatta accendere, poi mi ha detto: "è facile: lentamente molli la frizione e parti!"
Mio padre ha creduto in me, nel solo modo in cui un padre crede solitamente in un figlio maschio; lo stesso padre che mi critica se mi siedo scomposta e se cammino in modo poco femminile o se mi trucco in modo non elegante... questo padre mi ha fatto fare lui le prime guide e mi ha persino portata in montagna a fare i tornanti del nostro Appennino alla terza uscita, per assicurarsi che imparassi in fretta e nel modo migliore. Grazie papy!! E grazie mia fedelissima Rossa (la mia moto): grazie a te, io e mio padre siamo molto più affiatati!!!
Ora sono qui, contenta della patente, in barba a tutti quelli che pensano che una donna nemmeno la tenga in piedi una moto (io sono anche piccolina)... in barba a tutti quelli che dicono che le donne sono imbranate e che sono fragili... ma anche in barba a tutti quelli che pensano che la donna che fa "le cose da uomini" sia necessariamente una "maschiaccia senza classe".
Sono contenta di essere la stessa persona che balla latini con passione, che si veste elegantemente per gli esami e che è sportiva nella vita quotidiana e che guida con immenso piacere una bella moto.
Questa è la mia breve storia. La moto è uno dei piaceri della vita: è un piacevole prolungamento del corpo ed una fedelissima amica, onesta e brutalmente sincera, in grado di riflettere ogni stato d'animo, anche quello più nascosto... perché alla giuda emerge quello che veramente si sente nell'intimo. Stravedo anche per le mie amiche un po’ fifone e molto dolci; provo soddisfazione quando riesco a farle salire con me e sento che di me si fidano, che con me non hanno paura... perché non le traumatizzo come fanno a volte i ragazzi, non immedesimandosi nei panni degli altri.

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