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Paola - Roma

Aveva i capelli rossi e la pelle che sapeva di cloro,
conservavo tutte le sue cartoline e i ritagli di giornale di ogni domenica di gara.
Non so se a quindici anni ero innamorata di lui
per via del fatto che nuotasse così veloce
o se perché quel natale i suoi
gli regalarono la cosa più bella:
un Fantic 125 bianco,
due righe sottili blu e rosso sul serbatoio.
Era il mio compagno di banco
e fu la prima volta per me che salivo su una moto.

MARGHERITA (Kawasaki ER5)
Eccoci qua, io e Margherita appena tornate dalla Sardegna.
Per prima cosa: lei e' stata bravissima! Tutta carica (tenda, sacco a pelo, borsa da serbatoio e zainetto sotto al ragno) piegava tranquilla per l'orientale sarda, scendeva sterrati, saliva sulle pedane legno/rotaie/melma dei traghetti... entrava timida nei campeggi, ai distributori, nei paesini, dove ogni volta tutti gli sguardi si concentravano e l'emozione avrebbe potuto tradirla. Invece lei era cosi' contenta che faceva tutto alla perfezione e non stava a sentire neanche me quando le confessavo di avere un po' paura.
PaolaSeconda cosa: i motociclisti. Da almeno una decina di anni faccio vacanze in moto, come passeggera, e mi e' capitato di salutare altri motociclisti sulla strada, vedere qualcuno che si fermava per offrirti soccorso quando accostavi anche solo per soffiarti il naso, scambiarsi un sorriso appena fuori dal casco sul belvedere di un paesaggio mozzafiato. Ma stavolta, certo perche' sola con Margherita, ma soprattutto perche' lei e' davvero bellissima, gia' al primo distributore sulla Roma-Civitavecchia stavo chiacchierando con una ragazza appassionata di moto che mi avvertiva di un cordino che penzolava pericolosamente dalla mia tenda. E cosi', dopo la notte in traghetto, fare colazione all'alba a Golfo Aranci con dei ragazzi, mai visti ma come vecchi amici, con le carte sui tavolini e i percorsi - possibili e assurdi - di viaggi fatti, da fare al mattino, o un giorno chissa' quando. O il timidissimo e solitario motociclista di Reggio Emilia che, appena arrivata in campeggio, senza riuscire a dire una sola parola mi ha aiutato a sistemare gli specchietti manomessi sul traghetto. O l'ingegnere che ora per passione si e' iscritto a psicologia, per passione va in moto, per passione sta organizzando il giro dell'Italia in deltaplano.
Terza cosa: dormire in tenda con la tua moto accanto, e la vedi attraverso la zanzariera prima di addormentarti.
Quarto: piu' di tutto, l'aria calda addosso mentre gironzoli sola senza meta, il mare li' davanti, il profumo del mirto, la stradina tutta curve.
Quinto: tirare su la moto dal cavalletto laterale dopo essere usciti dall'agriturismo di Padru, completamente sbronza.
Sesto: andare mentre, esattamente quando serve, ti tornano in mente le parole e i consigli degli amici, o qualche racconto, che non credevi nemmeno di aver sentito in birreria, su un brecciolino fatale, eccolo li'; su quello sterrato da non contrastare; sul cavalletto che li' non reggeva, come questo, e qualcuno viene a metterti li' sotto una bottiglia vuota di plastica acciaccata, che se piove non cede; su quella strana pendenza in curva che non avresti mai detto, ma in un attimo una parola ti dice come prenderla. E senti per tutti quei racconti e per ognuna di quelle voci quello che non dirai mai.
Settimo: ho scoperto un ragazzino di dodici/tredici anni mentre stava facendo una foto a Margherita... "scusa... e' bellissima".
Ottavo: molti, quando vedono una donna in moto, pensano che sei li' per sfidarli, o per sfidare chissa' cosa, ed e' una colpa, quasi non aspettano altro che sbagli, che ti meriti una punizione per tanto affronto, e confermarsi le proprie ragioni. Per altri e' davvero troppo. Se fossi tutta verde con le antennine in testa, faresti meno Paola Furlanimpressione. Alcuni ti mandano saluti e baci dalle macchine. E approvano con l'energia che sarebbe della loro liberta', tenuta nascosta da qualche parte. Per qualcuno, di sicuro non sei una donna. Per le donne, o ti stanno gia' abbracciando e lo senti, o ti odiano e non se ne parla piu'. Ma da qualche parte piccola piccola in fondo... E te che vorresti che fare qualche giro in moto fosse per tutti solo bello, bellissimo, e basta.
Nono: sei gia' quasi a casa e per un attimo sulla strada pensi che non hai bucato, la moto non e' caduta, te neanche un graffio, tutto e' a posto, ma quell'attimo chi te lo da' il diritto di pensarlo? sei ancora li', meglio guardare la strada e godere il paesaggio (la macchina che hai davanti, lo senti, in un attimo si allarghera' senza segnalare...).

Paola

 

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