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Porzia & Kawasaki Klr 250 - Monopoli (Bari)

Io non ho viaggi avventurosi da raccontare e nemmeno duelli all'ultima
piega, ma solo 10 anni passati in sella a vari tipi di moto. Tutto è
cominciato all'età di  8/9 anni quando ero solo il passeggero sull' Honda cb
400 Four di mio padre. Mi sembrò del tutto normale, quando arrivarono i 18
anni, spendere i primi risparmi  per l'acquisto di una moto. Ed invece non
era per niente normale per i miei compaesani. La difficoltà maggiore non è
stata imparare a "dominare"un veicolo a 2 ruote (le manovre, il parcheggio,
la messa in moto a pedale) ma le chiacchiere della gente. Sul mio conto
giravano le voci più strane:  previsioni di morte precoce, gusti sessuali
non ordinari, manie di esibizionismo,  squilibri psicologici e via di questo
passo. Vivere nel meridione  è anche questo.  Ma io imperterrita ho
perseverato. E ne è  valsa la pena. Le sensazioni che provo le ritrovo nei
vostri racconti. La libertà, la soddisfazione di avercela fatta da sola, il
senso di indipendenza che ti da la moto, la natura vista in un modo diverso.
Ho cominciato con un'Honda 125 cbx : un vecchio trabiccolo che in settimana mi portava al lavoro e la domenica trotterellava per i dintorni. Dopo 6 anni, volli cambiare genere: Honda Tran City 125: il motore era lo stesso solo "vestito" diversamente. E' una moto che consiglio alle principianti: di bell'aspetto, economico nei consumi, leggero e facile da manovrare nel traffico. Comunque era troppo lento per i miei gusti! Dopo solo 2 anni, in un salone vidi esposto un FZR 600 : fu amore a prima vista. Finalmente una vera moto, un il primo raduno, le uscite in gruppo ad imparare la tecnica di guida, le vacanze in moto. Purtroppo anche il primo incidente serio: il solito automobilista st@#zo e b@§?rdo che, credendosi il padrone della strada, mi  investe e se ne va. Grrrr.... Dopo di ciò, per tranquillizzare la famiglia, decisi di farla finita con le moto. Conseguenza: I 9 MESI + BRUTTI DELLA MIA VITA.
In un tiepido autunno la mia strada si incrociò con una
Suzuki RGV 250 Gamma: che goduria. Leggera, pepata quanto basta, un telaio che ti perdonava tutto, freni da paura: un vero animale da pista (solo che la pista non l'ha mai vista!) Piccolo difettuccio: consumava quanto una Ferrari. Il matrimonio si avvicina, per cui all'insegna dell'economia esasperata, ho tradito la Suzukina con un mite KLR250.
In questi anni ho imparato a fare la manutenzione ordinaria: il grasso sotto le unghie non è proprio trendy, però "mettere le mani" vicino alla propria creatura è una soddisfazione che non ha confronti.
Un grazie particolare alle mammesprint: mi date il coraggio di perseverare, nonostante il disappunto dei familiari ( "Ma quando metterai la testa a posto?")

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