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Tatiana & Suzuki Marauder 800 - Cuneo

Mi chiamo Tatiana, ho 35 anni e svolgo la professione di medico libero professionista, occupandomi prevalentemente di medicina legale.
A differenza di molte altre donne che hanno maturato la passione per la motocicletta dall'adolescenza sino all'età adulta, spesso trasformandosi da passeggere a guidatrici del mezzo a due ruote, io non sono mai salita su una moto (e nemmeno su un motorino, lo confesso!), né in una veste né nell'altra e so, a mala pena, andare in bicicletta! La passione (perché tale è diventata adesso) è scaturita lo scorso anno, quando una mia collega, nel mese di febbraio, si è presentata in studio reggendo un casco nelle mani.
La sorpresa è stata notevole e devo dire anche l'ammirazione.
"Vuoi provarla?" mi domanda la collega; "perché no". E così, quasi come un automa, esco dallo studio e mi avvicino alla moto, un Virago 250. "I piedi devi metterli così... qui il freno... lì la frizione... con questa manopola acceleri... con questa freni", quattro indicazioni sommarie, giusto per riuscire a fare un mezzo giro intorno all'isolato.
Dio! Mentre ci salivo sopra, con il cuore che batteva a tremila all'ora, mi sarò ripetuta cento volte NON CI RIUSCIRO' MAI! Invece... la sorpresa. Non solo ce l'ho fatta (e vi assicuro che per me è stata quasi un'impresa), ma il piacere è stato talmente grande, che una settimana dopo partivo alla ricerca di una moto da acquistare. Ho così iniziato con un Cagiva Blues 125 di seconda mano, con cui ho girato in lungo e in largo prevalentemente nella mia zona, percorrendo circa 7.000 km. sino a Novembre quando, per puro caso, in un paese limitrofo al mio, ho intravisto nel negozio di un concessionario Suzuki quella che sarebbe diventata la mia "motina" attuale, un Marauder 800. E con lei sino ad oggi ho percorso circa 6.000 km, osando di più e spingendomi anche su strade leggermente più impervie (tipo quelle di montagna) dove, comunque, devo ammetterlo, ho notevole difficoltà, in particolare nell'affrontare i tornanti, sia per il peso della moto che avverto molto, soprattutto nei rallentamenti in curva, sia per una sorta di "paura" innata che mi frena e non mi consente di affrontare con scioltezza la curva stessa. Strano, ma questo mi capita in particolare quando curvo a sinistra ed è la stessa cosa che mi succede quando scio, curvo bene (si fa per dire) a destra e malissimo controlateralmente.
Che abbia gli emisferi cerebrali invertiti?
A parte gli scherzi, non so cosa darei per sentirmi più sicura. Tutti i miei amici e colleghi, che devo dire sono rimasti piacevolmente sorpresi (così come i miei pazienti) della novità, continuano a ripetermi che è solo questione di abitudine e di esperienza. Lo spero!
Concludo ora questa lunga e tediante e-mail con una modesta, ma a mio avviso importante considerazione: al di là della bellezza del tipo di viaggiare (l'aria sul viso e tra i capelli, la sensazione di libertà, ecc.), io posso dire che l'aver iniziato ad andare in moto mi ha insegnato anche ad essere più rispettosa nei confronti del popolo delle due ruote.
Io, incallita automobilista (anche a causa del mio lavoro), spesso disattenta e portata a considerare soltanto chi è "più grosso di me" (camion, Tir), adesso presto più attenzione a chi mi passa a fianco (foss'anche solo un triciclo), evitando di tagliargli la strada, per sorpassare ad esempio, solo perché è in moto "e quindi lo spazio c'è"; così come, allo stesso modo, ho imparato, quando sono in moto, a fini cautelativi (per la sopravvivenza!), a pensare che tutti gli automobilisti siano dei potenziali omicidi.
Esagero? Forse. Ma, sai, al cuore non si comanda (ed alla pelle neppure)!!

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