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STORIE

Quando a cadere non sono solo i fiocchi di neve

Anna in Clinica MobileC’è una massima nota a quasi tutti i centauri, uomini e donne, che recita: “i motociclisti si dividono in due tipi: quelli che sono già caduti e quelli che devono ancora cadere”.

Difficile stabilire se questa pungente constatazione voglia essere una misera consolazione per l’ennesimo ruzzolone o piuttosto un monito per quanti ancora non hanno saggiato l’asfalto.

Per quanto mi riguarda, devo confessare di far parte della prima tipologia, fortunatamente senza nessuna conseguenza fisica.

Durante le numerose cene sociali tra motoclub e le discussioni vivaci dei forum, mi sono spesso ritrovata ad ascoltare rapita i racconti di mille vicissitudini: incidenti scampati per un soffio, cicatrici mostrate con vanto da eroici reduci delle due ruote, storie di grotteschi voli con dinamiche degne di un circo acrobatico.

Ognuno, nel suo piccolo, pare voler esorcizzare la paura attraverso la confessione in pubblico, virtuale o in carne ossa (più o meno rotte) che sia, magari accompagnando il fluire delle parole con una buona birra fresca.

Come pescatori di ritorno da un’escursione in mare aperto, le dimensioni dell’accaduto crescono a dismisura. Se il piccolo cefalo diventa un guizzante tonno, una sciocca scivolata assume i contorni di una scena funambolesca in stile Matrix, con gran gonfiarsi di petti villosi e “pavoneggiamenti” più o meno intenzionali.
Scadendo nella banalità, gli spettatori di questi monologhi incalzano il loro relatore con un quasi rincuorante: “… l’importante è che tu sia qui ora a parlarne”. Frase che spesso sortisce l’effetto opposto a quello desiderato, il narratore non farà altro che dare ulteriore enfasi ai suoi rocamboleschi e arzigogolati racconti.

Persino la vergogna e l’umiliazione per una stupida caduta, causata magari da una distrazione, si camuffa in un episodio fantozziano, destando le risa dei presenti e senza perciò scalfire l’autorità del goffo protagonista.
Se poi a corredo delle disavventure così magistralmente favoleggiate c’è anche la testimonianza di giubbotti sbrindellati, piccole cicatrici e ossa ballerine, l’applauso a scena aperta diviene quasi doveroso. Così il casco grattugiato sull’asfalto si trasforma in un perenne cimelio da conservare gelosamente e sfoggiare ai raduni, fra amici che ascoltano la storiella dell’orso per l’ennesima volta, sconosciuti che si sentono d’improvviso vicini al reduce come fratelli e donne, con espressioni a metà strada tra l’adorante ed il terrorizzato.

Cosa succede però se a parlare delle proprie disavventure e cadute sono le donne?

Personalmente ho una certa reticenza a dar notizie riguardo alle mie penose scivolate. Sono occorse in condizioni talmente insulse e per ragioni così futili che farne un vanto è improbabile se non addirittura controproducente. Pertanto, se proprio non ne posso fare a meno, dovendo riferire l’accaduto, gioco la carta della comicità anch’io. Cerco così di strappare qualche sorriso, piuttosto che la disapprovazione e gli amabili rimproveri del mio pubblico.
In alternativa, ridipingo il fattaccio a mo’ di lezioncina morale. L’incidente viene quindi sapientemente caricato di significati educativi. Il raccontare l’involontaria tragicomica derapata sul ghiaino è in fondo un invito ad imparare dall’esperienza altrui, un voler dire: “siate sagge, non fate come me, occhi aperti, sicurezza e prudenza sempre!”. Eh sì, il buon Nico Cereghini in questo ha fatto scuola!

A differenza degli uomini, devo però ammettere di aver raramente riscontrato un’aria spavalda nelle motocicliste del primo tipo, ovvero quelle che sono già cadute. Piuttosto c’è forse nelle loro parole una sorta di serena rassegnazione… Abbiamo voluto la moto? Allora ne accettiamo le conseguenze, anche se queste possono essere il finire a terra per poi rialzarsi.
C’è poi un senso di par condicio ed emulazione: i veri motociclisti cadono, allora anche noi donne in moto cadiamo, proprio come gli uomini!

Mi permetto di aprire una parentesi di vivace attualità e futile pettegolezzo: in fondo chi scrive è donna anche per questo.
E’ di oggi infatti la notizia (Tgcom.it) che il Principe Emanuele Filiberto di Savoia sia caduto in moto in Svizzera. Il primo pensiero, parafrasando una celeberrima telenovela della mia infanzia, è “toh, anche i ricchi cadono!”. Sinceratami che le sue condizioni di salute non fossero preoccupanti, mi lascio cullare dalla fantasia, immaginando il reale rampollo raccontare alle premurose infermiere le sue peripezie motociclistiche… “Sono vovinato sul fondo viscido, c’eva un ghiaino sottile come manciate di caviale fvesco. Mi stavo appunto vecando in ufficio a Ginevva quando impvovvisamente la mia moto ha pevso adevenza sull’asfalto. La stvada era tutta umidiccia dopo i fovti tempovali dicembvini…” Chissà se il principe è anche appassionato di pesca… “Savdine gvosse come cavpe giganti!”

Scherzi a parte, non me ne voglia il delfino ammaccato al quale vanno i miei auguri di pronta guarigione, ciò che veramente ci distingue, a mio avviso, è la profonda umiltà che accompagna il nostro risollevarci e la riappacificazione con il mezzo a due ruote che ci ha forse tradito in un istante fatale. Un processo molto lento questo, ritornare in sintonia con la moto, che da’ luogo ad un’attenta e spietata introspezione, un bilancio delle proprie competenze o incompetenze, stilato in modo spesso spietato.

Posso affermare di aver sentito dire da molti uomini “… dopo l’incidente sono risalito in moto per poi venderla mio malgrado” quando le donne spesso, stringendosi in un affiatato gineceo, si sostengono, si aiutano e si consolano. Per riprendere in questo modo il controllo su loro stesse e far rinascere la passione per la moto dalle ceneri di un incidente.

Molto più facile perciò assistere ad una donna che, senza boria e con disarmante sincerità, ammette sì di aver saggiato l’asfalto, ma di non poter certamente vivere senza il gusto per la moto!
A proposito… quant’era grande quel cefalo?

Mimì

A proposito di cadute, quelle serie pero',
facciamo i nostri migliori auguri a Guido Meda
(v. Motonline)

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