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ELENA

Pilota per un giorno

Fino a 6 anni fa, non credevo di essere in grado di guidare una moto. Ammiravo i motociclisti che sfrecciavano sopra quei bolidi rombanti, era impossibile non fissarli, ma dentro di me ripetevo: "non è per te Elena, sei troppo piccola per arrivarci e troppo mingherlina per domarla".

Ad un certo punto della mia vita mi sono voluta mettere alla prova ed ho comprato la mia prima moto. Quante volte sono caduta e quante volte mi sono rialzata, magari con qualche acciacco, ma sempre più innamorata della libertà che respiravo sopra ciò che ormai era parte di me. Col tempo ho imparato a guidarla e pensai che le mie esperienze motociclistiche fossero finite lì.

Invece ad inizio anno partecipai ad una selezione organizzata da Moto Sprint in collaborazione con Ducati, e fui scelta per partecipare ad una gara della Ducati Cup con moto, meccanici e abbigliamento forniti da Ducati; già una gara vera con piloti professionisti.
Senza il tempo di capire che cosa mi stesse aspettando, arrivò il giorno della gara: 1 Settembre 2002, autodromo di Magione, Ducati Cup, Trofeo Monster S4.

Dal venerdì alla domenica mi trasferii all'autodromo. Che emozione avere una moto con cui correre, con meccanici a tuo servizio. I responsabili della Ducati Press (Cristian, Enrico, Sergio e Vittorio) oltre ad essere simpaticissimi erano professionalmente molto preparati: mi hanno messo a punto la moto, cambiato le gomme, pulito la moto, insomma credevo di essere un vero pilota. Niente sembrava reale, neanche quando ho visto il mio Monster S4 posteggiato nel box, era lì che fremeva come me.

Ci montai sopra, appena toccavo, o per meglio dire toccavo a malapena con un piede, poi venne acceso, il rombo del desmo tuonava dentro al box e rimbombava dentro me al ritmo del mio cuore, ormai non rimaneva altro che gettarsi in pista. Che fatica il primo turno di prove, il Monster S4 è scorbutico in accelerazione, e come accelera, nel rettilineo tendevo a scivolare via dalla sella rimanendo appesa al manubrio. È potente quanto maneggevole, perfetta per una pista stretta e con tante curve come Magione. Ma come dicevo alla fine del primo turno ero sfinita, non ero abituata a tenere a bada tanta potenza e avevo solo due giorni per capire come funzionava. Oltre ai consigli degli amici e dei meccanici si sono aggiunti i più piacevoli quanto inaspettati consigli delle ragazze pilota presenti, che naturalmente facevano il tifo per me. Sono rimasta entusiasta delle persone che popolano il paddock, in gara la competizione è forte ma al di fuori sono tutti amici.
I consigli hanno dato i loro frutti, dal venerdì al sabato sono scesa di 10 secondi piazzandomi penultima in griglia. Ero felice di aver messo dietro un pilota, però mi rendevo conto che gli altri erano inavvicinabili e quello davanti a me aveva girato 5 secondi più veloce (i primi tre anche se "attempati" erano ex piloti superbike).

E così arrivò il giorno della gara, non si poteva tornare indietro, avevo paura di sbagliare, paura di confrontarmi con gli altri e con me stessa, mi chiedevo perché ero lì, ma non potevo fare a meno di riconoscere di quanto ero fortunata ad essere lì. Dopo aver posato per il fotografo Ducati, il fotografo Oliver, i fotografi amici, i fotografi parenti, che sebbene non finissero mai mi hanno aiutato a non pensare al dopo, è arrivato il momento. Un po' di relax seduta in disparte all'interno del box, gli ultimi consigli di Cristian: "ricordati che le gare finiscono all'ultimo giro", bagno la testa, infilo il casco e finalmente o purtroppo salgo in sella.

Eccomi in griglia, accanto a me c'è Enrico che cerca di tenermi calma, ma come si può restare calmi, stavo per fare una gara, la prima gara della mia vita e senza aver mai provato la partenza; dentro la mia testa cercavo di riassumere tutto ciò che dovevo e non dovevo fare, i punti critici della pista, ma forse era meglio non pensare, ormai era troppo tardi. Ecco il cartello che indica pochi secondi al via, Enrico se ne va, ora tocca a me. Giro di ricognizione, provo la fatidica partenza (perfetta), scaldo bene le gomme, anche troppo, non faccio altro che andare a zig zag; fine del giro, ora non si scherza più.

Il mio sguardo si inchioda al semaforo: rosso… verde... via… ma non riesco a partire, "accidenti, accidenti"; non mi perdo d'animo rimetto in moto e via all'inseguimento dell'ultimo, dentro di me ho pensato "forza Elena, è una gara tutta in salita, se riesci sarai più soddisfatta". Cerco di tirare il più possibile e finalmente vedo l'ultimo, "devo raggiungerlo, ce la posso fare, ce la devo fare", e via, via, è sempre più vicino, gli sono dietro, "non devo sbagliare, in curva vado di più, ci sono, ci sono, e… si!!!!" lo sorpasso in curva all'esterno davanti ai box. Mi hanno detto che il pubblico si è alzato in piedi in una ovazione. Che soddisfazione, ma ancora non era finita. Nel frattempo, si verificano cadute e rotture meccaniche ed io mi ritrovo in sesta posizione.

Le forze cominciavano a calare sebbene non ne fossi ancora cosciente. Iniziano a sventolarmi la bandiera blu, faccio l'errore di chi non ha esperienza ovvero mi faccio da parte non curante di chi mi segue, allargo la traiettoria e passa il primo seguito dall'ultimo. Come mi sono arrabbiata quando l'ho visto davanti a me; mentre prima non avevo avuto nessun problema per raggiungerlo ora mi faceva fatica stargli dietro, comunque non mollavo. Purtroppo la stanchezza ha preso il sopravvento, ho fatto un dritto e sono caduta nella ghiaia. Nessuno aveva intenzione di aiutarmi ad alzare la moto, ho iniziato a sbraitare come una forsennata, come una donna in preda ad una crisi isterica, e dopo lunghi interminabili attimi qualcuno mi ha raggiunto e mi ha chiesto: "vuoi ripartire?", senza alcuna esitazione ho risposto "certo", e quindi via. Mi ricordavo delle parole di Cristian, volevo arrivare in fondo, volevo vedere la bandiera a scacchi, volevo che quell'emozione non finisse mai. Dopo pochi giri mi è apparso un miraggio, la bandiera a scacchi, non mi sembrava vero, non ce la facevo più, però ero arrivata, commettendo tanti, troppi errori, ma dopo un sorpasso fantastico e una soddisfazione immensa per non essermi mai persa d'animo.

Ero arrivata settima o ultima come volete, ma a differenza di altri ero arrivata. Non so se mi avevano scambiato per un altro, ma una volta tagliato il traguardo alcuni dei commissari di pista mi hanno applaudita, forse perché mi ero rialzata senza preoccuparmi della posizione in cui ero, mi sentivo un dio.
Arrivata ai box sono stata attorniata da tanti amici vecchi e nuovi, che mi hanno fatto i complimenti, uno fra tutti mi ha colpito di più, quello del mio amico meccanico Gigi: "non importa come sei arrivata, la tua gara l'hai vinta nel momento in cui ti sei seduta su quella moto". Tutto quell'affetto mi ha riempito l'anima, così come il rombo desmo respirato in quei giorni con cui ho avuto la soddisfazione di fare una grande gara, almeno per me.

Vorrei che tutto si ripetesse per divertirmi ancora, per rifarmi degli errori, per superarmi, per rendermi conto che tutto quello che ho vissuto nella Ducati Cup è realmente accaduto.
Vorrei anche ringraziare MotoSprint, la Ducati ed in particolare Cristian, Vittorio ed Enrico che mi hanno fatto uno dei regali più belli della mia vita.

Elena Capannoli

 

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