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STORIE

Ho visto un marziano

Kenny RobertsVi e' mai capitato di pensare a quando risale il vostro primo ricordo di una motocicletta, il momento in cui avete avuto l'illuminazione? Quel malvagio pensiero di volerci salire sopra, di possederne una?
Ecco, a me era da tanto tempo che non capitava piu' di ricordare quei momenti. Solo qualche tempo fa, uno scambio di email con Mario Lega, mi ha fatto tornare in mente alcuni di quei momenti. Quando attaccavo il suo poster in cameretta, stando ben attenta da non confonderli con quelli di mio fratello. Lui parteggiava per PierPaolo Bianchi, Bonera, io ero piu' moderna, avevo il poster di Steve Baker e Kenny Roberts.
Ecco appunto, proprio per quest'ultimo ho avuto un amore a prima vista, una folgorazione, un incontro ravvicinato del tezo tipo.
Si parla della fine degli anni settanta, avevo circa 10 anni o poco piu'. Ma quella moto gialla, quella tuta e quel casco da canarino ebbero per me una sorta di illuminazione. Proprio l'altro giorno, girovagavo in un autogrill e mi sono imbattuta in una rivista che di tanto in tanto compero per ammirare le mie adorate Norton Manx e Triumph d'altri tempi. In copertina vedo lui, il "marziano" durante una delle sue apparizioni alla 200 miglia di Imola. Cosi' senza
esitare prelevo la rivista e come d'incanto comincio a sfogliare le pagine fino a giungere all'articolo che mi riguarda. Ed eccolo, improvvisamente mi si apre davanti a me un mondo fatto di tanti ricordi confusi di quei tempi, in cui il marziano calcava le piste d'aflato e non solo.
Oggi mi viene da fare un paragone con Valentino Rossi e nonostante abbia una grande ammirazione per il pesarese e per tutti quei piloti che infiammano il mondiale di questi ultimi anni a suon di staccate e derapate, non posso fare altro che sorridere pensando alle imprese di quei piloti di altri tempi, impavidi e bestiali.Una scuola di piloti, prima americani e poi australiani, matti da legare. Kenny, provviene da un paesino della california , dove nella migliore delle ipotesi diventavi allevatore di mucche, un cowboy. E invece il suo destino lo portera' in un mondo diametralmente opposto. Il suo avvicinamento alle due ruote fu del tutto casuale. Nel tentativo di avviare una motoretta di un bambino, figlio di allevatori, parti' a razzo, cadendo rovinosamente e fratturandosi un ginocchio. Questo non lo fece desistere dai suoi successivi intenti. Venne cosi' il tempo della motocicletta. Si diede ad uno sport nazional popolare, il Flat Truck e successivamente al Dirt Truck, il motard moderno. Loro pero' correvano su anelli di terra battuta a 230 all'ora di traverso! Uscivano in derapata dalle curve e fermavano la loro corsa appoggiando la ruota posteriore alle balle di fieno latterali.
Le moto s'impennavano in rettilineo, sbandavno vistosamente non tenendo la strada e poi giu' di nuovo di traverso nelle curve veloci. Divenne subito forte e vinse molti titoli emricani. Fu uno dei primi a governare moto da 750 cc con oltre 130 cavalli per 140 kg di peso,
inguidabili e potentissime. Poi in seguito vietate per la loro eccessiva pericolosita'. Stanco di vincere e incalzato da giovani promesse, appese gli stivali con la punta di ferro al caminetto e
decise alla tarda eta' di vent'anni di buttarsi in quel gioco divertentissimo che erano le gare su piste d'asfalto. Debutto' alla 200 miglia di Daytona poi a Houston con scarsi e roccamboleschi gran premi. In una gara, si sbaglio e parti' dalla prima fila per errore. I comissari lo lasciarono in prima fila perche' si trattava del giro di ricognizione. Ma in quei frangenti, riusci' a rompere la frizione e non riuscire a terminare nemmeno quel
giro. A Houston invece si "ingarello'" con altri piloti di contorno e al termine della gara non si accorsero della bandiera a scacchi, continuando a duellarsi a suon di staccate e accelerazioni. Vani i tentativi dei comissari nel fermarli con segnali e bandiere! Fu necessario l'intervento di un'automobile per bloccare la pista. Alla loro uscita nacquero discussioni con i comissari e fini' tutto in una grande scazzottata.
L'esordio nel mondiale avvenne ad Imola alla 200 miglia, dove arrivo' secondo dietro a Giacomo Agostini. Quando gli chiesero cosa pensasse di Agostini, lui rispose che lo riteneva un pilota mediocre, visto che non sapeva guidare le flat truck. In quegli anni , il mondiale era dominato da piloti europei, lui era il primo "vaccaro" americano ad approdare in quella specialita'. Bastarono poche gare per vederlo davanti a tutti e ad infrangere come
nulla fosse, records di Haillwood che duravano da un decennio, come ad Assen.
Siccome il ragazzino era pieno di ormoni, non si accontentava di correre solo nel mondiale 500, ma bensi in tre categorie differenti. 250, 500 e 750 due tempi. Cecotto, Barry Sheene, Ago, alcuni dei suoi avversari. In quel periodo non esistevano le saponette, ma molte sono
le foto dove lo si vedono col ginocchio a terra. Si proteggeva con un giro di scotch americano. Dormiva nella brandina, sotto il suo gazebo, lui era un cowboy!
Vinse tre titoli mondiali e diverse 200 miglia. Nei primi anni 80 dovette cedere lo scettro a piloti piu' giovani e pieni di voglia di vincere, tali Freddie Spencer, Randy Mamola, Franco Uncini e Marco Lucchinelli. Abbandono' le competizioni a meta' degli anni 80, da
diversi anni e' team manager e porta avanti una scuola per piloti del mondiale, dove insegna dirt truck, in Spagna. Il marziano e' stato uno dei piu' grandi piloti di tutti i tempi,capostipite di tutti i piloti americani, suo allievo fu Randy Mamola, invento' un nuovo stile di guida, quello che oggi vediamo nel motogp e prima nelle 500. Le sue livree non furono mai piu'
riprodotte, se non per qualche replica stradale, nemmeno il suo casco e la sua tuta. Un sogno, un eroe... il mio marziano.
RobiRat

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