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NOGAY NDIAYE

A Mbour, un villaggio sperduto del Senegal, Nogay aveva un sogno: imparare a guidare una moto

Diciotto anni, 1.75 di altezza, abita a Mbour, regione di Thies in Senegal, che in fatto di passione per i motori non è proprio la Romagna…
Eppure Nogay Ndiaye (si pronuncia Nogai Ndiai) l'amore per la moto ce l'aveva fin da bambina.
In un villaggio sperduto del Senegal, dove a volte è difficile mettere insieme il pranzo con la cena, dove le donne solo da tre anni non sono più soggette a pratiche come l'infibulazione, che tutto insegnano tranne che lo spirito di libertà e indipendenza, Nogay aveva un sogno: imparare a guidare una moto.

"Quando ero piccola guardavo i motociclisti della Parigi-Dakar che si fermavano nell'officina di mio fratello Auguste. A me facevano un certo effetto, non come alle mie sorelle Ndey e Mary Sow, più grandi di me e tutte prese dai giornali di moda europei e dalle nuove acconciature delle coriste di Youssou Ndour in voga a Koumba Gawlo. Loro adoravano farsi dare un passaggio in moto per fare le divine!
Anch'io volevo salire su una moto, ma per guidarla, impennare, passare attraverso i villaggi derapando e facendo saltare gli animali. Però qui è già difficile riuscire ad avere un lavoro, e avere una moto… una ragazzina poi… la gente parla…
Mio fratello aveva un'officina meccanica e un baracchino-bar, la Buvette: alle mie sorelle e alle mie amiche piaceva molto stare là, sempre in mostra, le conoscevano tutti, erano carine, le coccolavano e coccolavano anche a me, ma a me non piaceva. Io preferivo stare in officina con Mbiou e Diedhiou che mi insegnavano la meccanica prendendomi in giro: "non potrai mai imparare - dicevano: presto ti preoccuperai più dei tuoi capelli e dello smalto alle unghie e non ti piacerà stare qui a sporcarti di grasso!".
Mi dava fastidio soprattutto quei ragazzi che, molto più "imbranati", pure prendevano per cretina me che ero più sveglia di loro…

Così a 15 anni stavo continuamente in officina e nessuno si accorgeva che ero una femmina, tutta sporca d'olio, capelli lunghi ma senza trecce, e poi sono sviluppata tardi… sembravo il fratello minore di un meccanico della zona, "TT le capoverdiain". Fino a 14-15 anni potevo tranquillamente passare inosservata, ero anche più bassina, insomma, sembravo un ragazzino.
Allora avevo una storia con Diedhiou, lui lavorava con un bianco che faceva noleggio di moto e aveva un'officina non lontano. La sera stavo sempre da loro, ci si divertiva e c'era sempre della gente, avevano le moto che funzionavano e anche una moto da cross 500 che usava solo il proprietario. Una volta Mbiou e Diop l'hanno presa per fare i galli e per una settimana Diop non ha potuto sedersi per le ferite nel didietro causate dal ribaltamento da un'impennata… per diversi giorni ha mangiato sdraiato a pancia in giù!
Non so cosa fosse, il rischio, la sensazione di potere, il vento, la velocità, l'impressione di essere imprendibile, andare più lontano senza prendere il carretto o il calesse: Dakar, Kaolak, Joal, la Mauritania...
Non so cos'era, covava dentro di me il desiderio di guidare una moto, una moto vera, veloce, potente, rumorosa, un giorno magari anche la più cattiva.

I miei fratelli, e soprattutto mia madre, non volevano che imparassi ad andare in moto, ma io ero convinta: il difficile era trovare una moto che funzionasse e qualcuno disposto a perdere del tempo con me. Quando chiedevo ai proprietari di moto di insegnarmi, mi ridevano in faccia e mi dicevano che guidare una moto non era una cosa da femmina, che ci voleva della forza e dicevano che io non ce l'avevo.
Un giorno, verso maggio, sul finire della stagione secca e al termine della stagione turistica, andai da quel bianco e gli dissi senza vergogna che volevo imparare ad andare in moto, che nessuno voleva insegnarmi ed era rimasto solo lui, tra l'altro il migliore, almeno a sentire Diedhiou.
Lui non rise, sorrise come se gli facesse piacere e mi chiese se sapevo andare in bici. Io non ero capace ad andare in bici, allora lui chiamò Diop e gli disse di andare a cercare una bicicletta da un ragazzino che abitava lì vicino.

Quel pomeriggio, sulla strada n. 44 qui a Mbour, tutti mi guardavano cadere e ridevano, anche i ragazzini delle elemosine, loro - che non avevano mai visto una bici - si permettevano di ridere solo perché ero una femmina che voleva fare delle cose da maschio. Allora il mio maestro, scocciato, disse a uno di loro di montare in bici e di farci vedere come andava, lui che faceva tanto il fenomeno! Nessuno di loro riuscì e scapparono via, non sopportando l'onta di non sapere fare quello che una femmina faceva. Mi sentii molto fortunata ad avere trovato un grande maestro, e non solo di guida.
Caddi molte volte quel giorno ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena. La sera andai dal bianco e gli feci vedere che avevo imparato a non cadere e lui mi disse di andare tutti i pomeriggi in bicicletta per due settimane, poi mi avrebbe fatto provare il motorino. Dopo qualche tempo, ero già abbastanza sicura, arrivò con una Honda XL250 chiedendomi se avevo un'oretta a disposizione per andare fuori città.
Non ci credevo, sapevo che poi, un'ora dopo, avrei saputo guidare la moto, il mio sogno! Saltavo in casa dalla gioia, le mie sorelle cominciarono a ridere, i ragazzi dell'officina a morire d'invidia, mia madre ad urlare e a farmi raccomandazioni… ma si fidava di me e mi lasciò andare. Sapevo che in fondo era anche contenta per me.

Quel giorno, sulla strada di terra vicino al mare, ero molto tesa, emozionata: lui disse che non dovevo avere paura, di non essere nervosa, era come la bici soltanto che non dovevo pedalare.
Nel darmi la moto spenta, disse "accendila e vai, tanto di spiegazioni non ne hai bisogno": frizione, gas, rumore del motore, erano cose che conoscevo già e che avevo studiato guardando le mosse degli altri. Gli chiesi se voleva salire dietro con me ma rispose di no, perché la moto sarebbe stata più pesante, perché sarei caduta tante volte e non voleva cadere con me.

Aveva ragione, caddi tante volte e mi feci anche un po' male, ma non me ne importava niente, il mio sogno stava per realizzarsi e non volevo rovinare tutto per una debolezza. Quello fu uno dei giorni più importanti della mia vita ed anche il più divertente, non lo dimenticherò mai.
Da allora sono passati ormai tre anni, ora ne ho 18 e non posso più nascondere di essere una donna alla gente sempre molto meravigliata nel vedere una ragazza nel cuore dell'Africa che sa andare in moto e sa anche mettere le mani sul motore. Ho fatto molti chilometri con moto di tutti i tipi, anche una stradale 1100: sono una donna e i maschi mi vogliono tutti con loro, alle gare, nelle gite.

E, grazie a quel giorno, ora lavoro alla Hertz di Saly, faccio la guida nelle escursioni con i quad e accompagno i turisti alla laguna della Somone, al Lago Rosa e, quando mi vedono così, donna, alta e carina mi fanno sempre tanti complimenti e anche tante domande del tipo: come è possibile che una ragazza da queste parti sappia andare in moto? Quando poi mi vedono scendere dal mio mezzo per andare a ripararne un altro, scoppiano di meraviglia, vedo che si guardano tra loro e io dico che in Africa possono accadere cose che in Europa si fa fatica a capire, ma siccome parlo poco il francese, spesso sto zitta e lascio che commentino come vogliono. Alla fine mi fanno sempre dei regali carini, vestiti, scarpe, ma il più bello me lo ha fatto una coppia di turisti che sono venuti giù con un 4x4 dalla Francia: una cassetta degli attrezzi con tutto dentro, perfino un tester, uno strumento che qui è rarissimo e ce l'ho io, la ragazza meccanico, mecanicièn bu djigeen.

Ora mi piacerebbe imparare ad andare forte e cominciare a correre con la federazione senegalese che organizza delle gare anche nei posti dove io accompagno i turisti. Conosco i terreni di gara, ma non sono ancora abbastanza forte. Il mio sogno più grande è senza dubbio partecipare alla Parigi-Dakar e arrivare al Lago Rosa, vedere tutti i miei amici che mi aspettano e gridano forte il mio nome e fare una gran festa tutti insieme qui a Mbour, un piccolo villaggio nella regione di Thies, in Senegal.

(di Christian Rizzi)

NOGAY NDIAYE


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