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STORIE

The perfect day
Passo del Penice 26 maggio 2003

Uno di quei giorni che meritano una pagina di diario, di quelli di carta vera, niente pixel. Perché fatta di piccole cose da ricordare e che domani potrai tirare fuori senza dover omettere alcun dettaglio, ché non ce ne sono
stati.
Ciò che ti spinge a svegliarti alle 7 la domenica mattina con una Milano deserta (mentre ti accorgi che le distanze sarebbero brevi e gli avvicinamenti rapidi se non esistesse il traffico) e ad indossare cuoio spesso 1mm in una stagione che ti vedrebbe solo in bikini.
La danza.
Quella danza consumata gemella tra le curve di tre regioni diverse. Fluido istintivo e paradossale unione di organico e metallo e gomma e asfalto e pericolo intrinseco e roccia e idrocarburi nelle narici e negli occhi che
bruciano.
Una partenza nervosa da sotto esame, stemperata con due ore di sole e parole su un muretto in mezzo ad un formicaio di carene colorate che andavano e venivano. Distinguere dalla scalata sul tornante cosa sta arrivando, un codice a barre acustico per chi lo sa leggere. E come in un tango quel fulmine rosso davanti a me mi ha condotto leggero e preciso verso l'obiettivo, facendomi aprire in un sorriso da bambina perché
ce l'avevo fatta. Appoggiati al parapetto di un ponte guardiamo le carpe nel Trebbia simili ai sassi del fondo, acqua trasparente e verde, in silenzio, soddisfatti.
Ed è per questo che ho la certezza di dire che non ho una moto perché volevo avvicinarmi a qualcun'altro.
No.
E' per questa cosa che ti mette nel sangue e ti fa godere di essere sopravvissuto ad un gioco pericoloso The Perfect Dayesibendo La Perfezione.

Vanessa

 

 

 

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