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VIAGGI

Europa centrale

viaggio in moto nell'europa centralePremetto che non avevo mai intrapreso un viaggio in moto che durasse più del tempo necessario a capire che ero seduta su un veicolo a due ruote e che presumibilmente stavo andando verso qualche dove. Ironia a parte, il viaggio che mi era stato proposto e che stavo per intraprendere per me aveva incognite e variabili non completamente ipotizzabili, totalmente digiuna com’ero da tutto ciò che comporta scegliere un tipo di vacanza del genere. Fortunatamente, in sede di preparativi, i consigli e gli aiuti che ho avuto da centauri più o meno esperti non sono mancati. Con molta curiosità e una “bardatura” adeguata a viaggiare in condizioni ottimali mi sono apprestata a prendere posto sulla parte posteriore della sella della BMW R1150GS di Ale.
Il viaggio programmato toccava le capitali europee dell’ Austria e della Repubblica Ceca: Vienna e Praga . Prevedeva una sosta di tre giorni nei due capoluoghi più tappe di riposo lungo il percorso per un totale complessivo di dieci giorni di viaggio.
Siamo partiti il 2 Luglio 2004 da Alessandria con Elisa e Fabio ( ineguagliabili compagni di viaggio) che hanno preso il via da Genova su una TRIUMPH SPRINT ST. Appuntamento per la formazione del gruppo autogrill di Tortona Sud:
Io e Ale arriviamo in largo anticipo, il sole è rovente, sono le 16.00 circa, i nostri compagni non si vedono ancora. Un paio di Roulotte e qualche macchina carica di bagagli sosta insieme a noi nel caldo di un venerdì pomeriggio. Sotto la pensilina ombreggiata, ritagliata a fianco delle pompe di benzina, inganniamo l’attesa bevendo qualcosa di ghiacciato. Sono agitata, nella testa mi frullano cose come: “ce la farò a farmi tutti sti chilometri? E se mi addormento e cado? E se proprio non ci sto dentro a sta cosa? Dopo qualche momento scorgiamo all’orizzonte un guizzo blu, sono Elisa e Fabio che ci raggiungono sulla loro TRIUMPH SPRINT ST. Dopo i saluti di rito e le ultime considerazioni sul tempo e sulle tappe del viaggio si accendono i motori, il rutilare delle marmitte ci accompagnerà fino alle volte di Vienna. Ci sono 33° circa, le giacche e gli stivali convenzionali sembrano essere solo una tortura che alla fine si rivela indispensabile. Alle porte del Trentino, un primo abbondante scroscio di pioggia ci costringe a rallentare l’andatura.
Percorrendo la Sudtiroler Weinstrasse nei pressi di Bolzano, ci imbattiamo in Termeno, ridente paese altoatesino con terrazzamenti coltivati a vite e larghe spianate verdeggianti, circondato da alture, conosciuto per il vino aromatico Gewürztraminer .
viaggio in moto nell'europa centraleA metà luglio è facile imbattersi nella sagra che annualmente viene organizzata in onore del vino locale che prevede degustazione di prodotti tipici, passeggiate tra le vigne, serate sotto le stelle, bevute di Gewürztraminer al galoppo e intrattenimenti di vario tipo che fanno benedire il fatto di essere nati e di avere palato e olfatto per assaporare i piaceri della madre terra in un tripudio di iniziative volte a valorizzarne i sapori. La festa generalmente si apre e chiude nell’arco di un fine settimana. Entrando nel paese veniamo accolti da un’aria frizzante. L’architettura sobria, curata nei minimi particolari, le case regolari a due piani dalle tinte pastello, i giardini ordinati e gli arredi urbani impeccabili, ci introducono in un ritaglio di nord dal sereno spirito germanico, punteggiato da fiori e decori di quelli del tipo: faccio la calza davanti al fuoco mentre lui fuma la pipa. Addentrandoci nel cuore e nella vita del piccolo paese notiamo come Termeno sia meta di turisti soprattutto tedeschi e benché si trovi ancora in territorio Italiano la lingua e la cultura sono prevalentemente germaniche.
In paese troviamo alberghi e camere, ma subito ci accorgiamo che per avere una camera in affitto bisogna prenotare per tempo o arrivare in loco in orario ragionevole (prima sicuramente delle 17.00) in quanto gli affittacamere, nel tardo pomeriggio, tendono a ritirarsi nelle loro dimore e a rendere la vita difficile ai turisti. Abbiamo alle spalle i primi trecento chilometri. Elisa sale e scende dalla moto, toglie e mette il casco, alla ricerca di una sistemazione ma niente, ogni approccio cade nel vuoto. I campanelli delle villette e dei residence suonano nel nulla. Optiamo per gli alberghi e finalmente ne troviamo uno molto carino, il Gartenheim situato nella piazza del paese, a destra rispetto alla facciata della chiesa. Per una cifra ragionevole l’albergo ci dà la possibilità di ricoverare le moto in garage, di dormire sereni (con le moto al sicuro da intemperie e ladri ) e di fare, al nostro risveglio, una colazione abbondante spaziando dal dolce al salato, immersi nel verde di un magnifico giardino.
A partire dal mattino successivo, lasciato il paese di Termeno alle spalle, consumiamo i 550 chilometri che ci dividono da Vienna. Detto così, in poche righe, sembra una bevuta di Gewürztraminer ma le membra della sottoscritta, dopo le prime centinaia, iniziano a dare segni di cedimento nonostante la guida regolare e la sella ampia e comoda della BMW.
Tralasciando questi particolari privi di interesse per chi voglia avere notizie più precise rispetto all’itinerario di viaggio in terra austriaca, passo ad informazioni più consone.
Percorrendo l’autostrada ci si deve munire di bollo ( vignette) che si acquista negli autogrill (magari anche altrove, ma visto che eravamo in autostrada quello ci è sembrato il posto più giusto) l’adesivo deve essere applicato in modo visibile sulla moto, ha un costo variabile a seconda dei giorni di utilizzo, il periodo minimo è di dieci giorni per una somma di 4,65 € . Se si attraversa il Brennero si paga al casello un pedaggio di 8 € ( unico pedaggio previsto ) per il resto non ci sono altre barriere o intoppi.
viaggio in moto nell'europa centraleSorvoliamo la Germania, entriamo in territorio austriaco e tra un confine e l’altro assaporiamo una buona sorsata di bionda. Il paesaggio verdeggiante e montuoso pian piano degrada facendosi più dolce. Si delinea di fronte a noi una campagna larga e piatta segnata da grandi pale per l’energia eolica che montate su alti pennoni conferiscono al paesaggio un’atmosfera ipnotica e rarefatta. Finalmente Vienna ci appare maestosa e matrona, inanellata di palazzi imponenti dai profili sontuosi, nel bianco e oro delle decorazioni.
Vienna, solcata dal Danubio blu, non è Termeno questo ci è subito chiaro e, tanto per intenderci, non sembra facile girarla come si fa con un fazzoletto. Capire dove sia meglio ficcarsi per andare a dormire non è cosa da poco, nemmeno per chi ha naso ma è sprovvisto, come noi, di cartina. Dopo molte ore di viaggio, con lo sguardo annebbiato, le vertebre in conflitto tra loro e un senso di nausea, ci sembra giusto puntare sul sicuro e appoggiarci a una di quelle catene alberghiere che offrono soluzioni standard a esigenze di riposo tipiche, com’è quella dell’IBIS.
L’Hotel IBIS, situato tra le fermate della metropolitana Praterstern/Wien Nord e Vorgartenstraße in Lasalle Straße 7A, si trova in una zona non centralissima ma ben servita anche da mezzi pubblici di superficie, a due passi dalla storica ruota panoramica del Prater e conseguentemente dai giardini. Le camere arredate in stile lineare sono decorose ma un po’anonime (potrei dire che si potrebbe paragonare questo modo di dormire al mangiare sughi pronti o cibi precotti, il che, in una babele di sapori, non è poi sempre male). Con 10 € giornaliere si può ricoverare la moto nel garage dell’Hotel e per motivi accennati alcune righe sopra, dormire sonni tranquilli.
Vienna, con le moto al riparo e un po’ di voglia di girare, ci offre possibilità e spunti per muoverci. Un servizio di biciclette a 1€ ( la monetina si infila in un pertugio un po’ come si fa per il carrello della spesa ) è a disposizione a fianco della cattedrale in Stephans Plasse nel centro storico.
Il giorno seguente al nostro arrivo, lasciate le moto, decidiamo di sgranchirci le gambe puntando dritti sulla città e sui musei. Il Kunsthistorisches Museum ci prende quasi un giorno intero. La collezione permanente è importante, con nomi prestigiosi, soprattutto della pittura italiana tra cui spiccano Correggio, Caravaggio, Parmigianino, Tiziano, Raffaello e molti altri. La possibilità di utilizzare l’audio – guida (inclusa nel biglietto di ingresso) ci fa apprezzare pienamente le tele esposte. Durante la visita ci concediamo una pausa pranzo nel caffè del museo. La sala, con pianta circolare, ricoperta di marmi, è punteggiata di tavolini intorno ai quali studenti e turisti si confondono in chiacchiere. Il brusio, raccolto e lieve, vola sopra le nostre teste accompagnando il pasto come un valzer. All’uscita, nel tardo pomeriggio, ci dirigiamo nel sole e nell’aria di Vienna verso Rathauspark mentre dallo scalone del Kunsthistorisches Museum occhieggiano i dipinti di Klimt dandoci congedo. Del museo ci portiamo via qualche cartolina e l’impressione di esserci imbevuti di storia.
Il secondo giorno ci dedichiamo al Leopold Museum, è lunedì ed è l’unico museo ad essere aperto. Del Leopold mi rimangono impresse le tele di Klimt, qualcosa di Oskar Kokoschka e soprattutto le sale dedicate a Egon Shiele. Da notare che la collezione è nata grazie a questo Dott. Leopold, appassionato d’arte, che nell’arco della sua vita, si è indebitato fino al collo per comprare i dipinti che si possono ammirare nel museo e che adesso tutta Vienna ringrazia perché le tele di artisti significativi per la cultura della nazione non sono andate disperse per il mondo.
Le visite ai musei, ai palazzi (consiglio di fare anche una capatina al Belvedere, dimora principesca che si erge sulla città) e le scarpinate per il centro storico, ci inducono, soprattutto la sera, a cercare ristoro in qualche locale tipico. Tra le cose da assaggiare c’è sicuramente la mitica Sachertorte che si può gustare veramente ovunque (posto storico è l’Hotel Sacher) ma che io ho preferito addentare in Rathauspark comodamente immersa nel verde. Tra le specialità salate ha un posto d’onore la Wienerschnitzel, una sorta di cotoletta alla milanese di maiale o vitello, di forma circolare che viene servita con una sorta di budino fatto di patate, burro e semi di finocchietto.
I giorni si susseguono, il tempo brucia le ore, nuovamente si appresta il momento di salire in sella. I bagagli fatti, le borse laterali ancorate al telaio. Ale guarda la cassa dell’orologio, un cenno d’intesa con Fabio, si studia la cartina della città e si indaga il percorso più veloce per sgusciare dal traffico e salire in direzione di Praga. Fabio apre la strada.
Dopo pochi chilometri lasciamo la città ed entriamo in aperta campagna, superiamo il confine tra Vienna e Repubblica Ceca. Sbrigate le formalità di rito alla frontiera, ci assestiamo sullo slargo dopo la stazione, a destra, su uno spiazzo di terra battuta. Il cielo non promette nulla di buono e indossiamo le tute antipioggia. Scambiamo qualche battuta con Elisa e Fabio, rimontiamo in sella. Lungo la strada, alla nostra sinistra, pesanti capannoni occhieggiano colori e immagini ispirati ad ambienti onirici, polveri stellari, saloon, carte da gioco. Ballerine sghembe sagomate nelle insegne agitano gambe nude. Disarticolando corpi bianchi, sorridono e sorridendo fratturano passi di danza nell’immobilità del cielo plumbeo. viaggio in moto nell'europa centraleDraghi di vetroresina a difesa dei recinti del piacere aggrappano artigli nel vuoto vetrificando insulti. Il cielo carico di nero si butta giù in pioggia. Le gocce risuonano sul casco, scivoliamo oltre la “Disneyland dei capricci” diventando cammino che ha vento e ossatura di intemperie, squarci di sole e aria che si spacca sui nostri corpi centauri, erranti nella necessità di strada che ci fa esploratori di geografie e limiti inconosciuti. Con tranquillità ci confondiamo tra il paesaggio che ci modella tra case di campagna, cortili e appezzamenti coltivati. Dalle nostre selle vediamo e siamo ciò che attraversiamo sfilando chilometri e distanze. Vienna con i suoi ritmi concitati qui si sparpaglia in un qualcosa di altri tempi. Avvertiamo la durezza di un territorio soggetto a dinamiche economiche differenti da quelle che controllano la capitale austriaca. Intanto la pioggia ci accompagna battente fino a Jhilava dove infreddoliti, dopo centosessanta chilometri, alla ricerca di tepore, entriamo nel primo ristorante sulla piazza del paese.
Il locale è semplice, l’arredo dimesso. Distribuite qua e là nella sala buia poche cose: silenzio, tavoli, commensali, nessun volto “straniero”. La poca dimestichezza a ricevere gente di altri luoghi la si intuisce dalla parlata impacciata della cameriera che mal si destreggia nell’idioma anglofono che generalmente esibiamo in occasioni che prevedono necessità di dialogo. Mangiamo. Ora del conto capiamo che qui con pochi euro si porta via molto. Le corone, moneta ancora in corso nella Repubblica Ceca, hanno troppi zeri. Rimontiamo in sella, con la curiosità di vedere com’è la vita nella capitale Ceca. Dopo centotrenta chilometri Praga è nostra.
Schermi giganti ancorati ai primi palazzi di periferia sciorinano a ritmi luminosi sigle, loghi e frizzi delle multinazionali care al mercato della globalizzazione. La desolazione che avevamo intuito entrando in questa terra era solo il sintomo di una realtà rurale incastrata nel passato.
La città di Praga divisa in quartieri più o meno antichi emerge con forza dal traffico delle possibilità; macchine, tram, moto, sfrecciano nell’avidità di vita in un tiepido pomeriggio praghese.
L’IBIS Hotel nella zona di Nové Mesto in Via Katerinská 36, ancora una volta è certezza in terra straniera. Cordiali valletti sorridono al nostro arrivo aiutandoci a comprendere che anche per oggi avremo un posto dove stare.
Saliamo nelle camere, inghiottiamo la fatica in una doccia, ci rilassiamo brevemente nel letto pronti a rialzarci per sondare le strade di Praga.
Malà Strana, Starè Mesto, Josefov, Novè Mesto… partizioni di Praga che bagnata e divisa dalla Moldava, offre al turista la possibilità di orientarsi tra fette di città immediatamente individuabili sulla cartina. Prendendo per Lípova Štepánská ci infiliamo verso il centro. Le vie principali pullulano di negozi ben forniti che esibiscono anelli d’ ambra, gioielli montati in oro e granati, coppe, vasi, cristalli, marionette, maschere, cartoline, magliette, sciarpe, boccali, fermacarte. Matrioske rubiconde e panciute contengono Matrioske più piccole ma con la stessa faccia. Chioschi vendono birra, wurstel, panini… qualcuno nel bel mezzo di una piazza batte un ferro incandescente, convulso forgia campane, batacchi, maniglie. Prendiamo respiro sul Karluv Most ( il ponte più antico di Praga che unisce Malà Strana a Starè Mesto) che da una sponda all’altra ci sospende sulla Moldava. Dal ponte, guglie e facciate dei palazzi storici, illuminate al di là dell’argine, squarciano il buio nel silenzio precipitandoci nel bel mezzo di una pagina illustrata di un libro di fiabe Boeme. Praga, adorna di ricchezze, di là dalla Moldava, riverbera zitta il fugace tempo di un incanto lasciandoci incollati alle balaustre del viadotto.
Scandite da un alternanza di sole e pioggia, le giornate trascorrono mentre la città ci assorbe nei suoi meandri. Zigzaghiamo per la città vecchia, buttiamo il naso tra il quartiere ebraico ( Josefov ), arranchiamo fino al castello, ci accalchiamo in Staro mestké. Insieme a centinaia di turisti, naso all’insù, studiamo le peripezie meccaniche degli ingranaggi dell’orologio astronomico dal quale statuette degli apostoli si affacciano allo scadere di ogni ora accompagnati dallo scampanellio del tempo. I nostri sguardi si perdono tra le linee sinuose dei palazzi liberty ai cui piedi formazioni musicali scandiscono il via vai dei passanti a ritmo di Jazz. Dai monitor collocati ai lati delle porte dei locali, lungo i quartieri del centro, ballerine video riprese invitano a liberarsi nelle danze scomposte della notte. Camminiamo, consultiamo le guide, cerchiamo locali e piatti tipici da gustare. Nonostante le indicazioni ci perdiamo tra luoghi che evidentemente non sono più gli stessi. Dove dovevamo trovare un piatto di gulasch ci imbattiamo, con sorpresa, in un ristorante italiano o un’insegna spenta. Qualcuno ha cambiato la città, la città antica è relegata nei sobborghi della città nuova; tra passato e presente incontriamo gli occhi di qualche vagabondo che abbarbicato alla panchina ingurgita frammenti di storia al collo di una bottiglia di Becherovka .
Il tempo di rifare le valige e lasciare Praga si appresta veloce. Davanti all’Ibis Hotel ci congediamo da Praga e da Elisa e Fabio che proseguono verso Berlino senza di noi. Prendiamo la via del ritorno puntando in direzione di Plzen e subito ci imbattiamo in un vento forte, di taglio. La moto non risponde bene alle sollecitazioni, le sferzate improvvise mi fanno temere il peggio. Mi aggrappo ad Ale cercando conforto ma non trovo pace. Apro la visiera del casco dopo avergli picchiettato sulla spalla (questo è il segnale che ci permette di comunicare) urlo contro vento poche precise parole che mi ritornano in gola spinte da una folata. Il messaggio scandito nel vento sortisce esito positivo, Ale rallenta considerevolmente l’andatura.
Le variazioni climatiche fanno la fatica del viaggio, nelle condizioni peggiori, quando nulla sembra agevolare l’andatura, i chilometri si misurano a partire dai centimetri e la lunghezza del percorso sfinisce la schiena. Arrivati in Germania puntiamo verso la Romantische Straße (strada che si snoda per 370 chilometri collegando tra loro paesi caratteristici che hanno mantenuto il loro borgo antico e sono ancora cinti da mura medioevali) facciamo tappa a Schongau, è pomeriggio inoltrato. Siamo stanchi, abbiamo percorso quattrocentocinquanta chilometri sotto la pioggia. Schongau incastrata tra Germania e Austria ci accoglie come un nido. Troviamo ricovero presso l’albergo Alte Post situato nella piazza centrale del paese. La padrona dell’Albergo, incorniciata in una testa di riccioli chiari e vaporosi, sorride dall’alto delle sue guance rosee. La corporatura minuta dichiara i suoi sessant’anni con compostezza serena. In un attimo mi vengono in mente Heidi, la saga del nonno, le pecore, i pascoli, mi riprendo prima che la mia immaginazione mi porti a canticchiarle in faccia qualche motivetto alpestre. Appoggio il casco sul bancone, mi tolgo giacca antipioggia e guanti davanti a lei. Fatico a farmi comprendere, per la stanchezza non articolo suoni comprensibili, penso che ho fame e sono stanca. La signora mi passa un biglietto scritto a mano con i prezzi, articola melodie germaniche che non capisco, alla fine troviamo un’intesa. Camera numero due. Ale mi raggiunge alla reception, saliamo le scale di legno ed entriamo in quella che ci sembra una stanza per gli ospiti ricavata nella casa di una vecchia zia. I piumoni soffici e le tende colorate hanno quel sapore accogliente delle cose fatte bene. Ora di cena troviamo una Gasthaus dove prendiamo posto su panche di legno. Immersi nella luce soffusa della sala accogliente sorseggiamo brodo caldo, mangiamo carne, cavoli rossi cotti in aceto di mele e pane nero. Il giorno seguente il viaggio ci riserva ancora brutto tempo. Percorriamo la Romantische Straße sino a Füssen senza avere modo di goderci il panorama. Castelli imperiosi si stagliano dietro nuvole cariche di pioggia ma noi riusciamo ad intuirli appena. Prendiamo il Fernetpass dopo avere fatto rifornimento di benzina ed esserci bevuti qualcosa di bollente, proseguiamo in direzione di Innsbruk, passiamo il Brennero, ci lasciamo Pontlatzerbrücke alle spalle e facciamo ingresso in territorio italiano dove ci aspetta un clima caldo umido che finalmente ci permette di togliere le giacche antipioggia. Dopo una tappa a S.Giorgio D’Arco il giorno dopo, proseguiamo verso casa, la vacanza è finita, raccolgo scontrini, appunti, cartoline di viaggio; mi metto a scrivere per non dimenticare dieci giorni in cui, seduta su una sella, dietro la schiena di Ale, in compagnia di Elisa e Fabio, nel silenzio del casco, sono stata il cammino del mio passare tra i paesi.

TRAGITTO EFFETTUATO:
1^ tappa Tortona – Termeno 317 km
2^ tappa Termeno – Vienna 563 km
3^ tappa Vienna – Praga 294 km
4^ tappa Praga – Shongau 485 km
5^ tappa Shongau – S.Giorgio D’Arco 324 km
6^ tappa S.Giorgio D’Arco – Tortona 268 km
Totale chilometri effettuati: 2.251 km

Simona

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