Località: Appennino
fra Liguria, Emilia e Toscana
Moto Impiegate: Suzuki gsx 750 da Milano e Suzuki gsx 1200 da Roma (via Castelnuovo Magra
- SP)
Punto di partenza: Borgo Val di Taro
Programma: Passo di Cento Croci, Passo del Bracco e Passo
della Cisa
Punto di arrivo Castelnuovo Magra

Borgotaro è la località scelta su cui far convergere le due moto, provenienti da
Milano e Castelnuovo Magra, e lappuntamento è fissato al bar gelateria Monique alle
12.00. E un bar come tanti altri, ma i gestori sono gentili e cordiali (cosa meno
comune) e soprattutto è facilmente individuabile: arrivando dal Passo di Brattello,
girare subito a sinistra arrivati a Borgotaro e dopo un centinaio di metri, sulla
sinistra, il bar è lì.
La scelta di Borgotaro è un compromesso azzeccato: entrambe le moto partono infatti
alle 10.30 e, per essere italiani, lappuntamento è rispettato.
Da Milano è autostrada fino alluscita di Borgotaro, poi altri 16 Km fino alla
città. Poco da segnalare quindi da parte del Gsx 750.
Maggiore fortuna per il Gsx 1200 che, dopo un breve tratto di Aurelia, può prendere la
SS62 della Cisa in direzione Pontremoli. La strada è abbastanza trafficata, ma non così
tanto da impedire di godersi la strada che in alcuni tratti invita ad unandatura
allegra mentre in altri invita a godersi il panorama della Val di Magra (sempre un occhio
per gli autovelox da quelle parti però).
Una volta a Pontremoli, poco dopo un passaggio a livello, la segnaletica stradale
indica sinistra per Il Passo di Brattello e dritti per la Cisa. Lì bisogna resistere alla
tentazione di andare dritti (ed è forte!) e prendere a sinistra per il Brattello.
Dopo un paio di tornanti di quelli da prima, fuori una chiappa e coscia sul serbatoio,
ci si ritrova su una strada stretta, chiusa fra due muraglie di verde e sorprendentemente
ben asfaltata (non in ogni suo tratto però!).
La strada alterna serie impegnative di curve cieche a tratti dove la strada si
trasforma in lunghe esse dove decentrarsi o allungare il passo.
Scollinato in Emilia, il paesaggio (non male) si apre, niente più muraglie di verde e
meno curve cieche; il fondo stradale però degrada.
La partenza da Borgotaro avviene intorno alle 13, da lì si seguono le indicazioni per
Centocroci e Sestri L. La strada comincia salire dopo non molto, le curve non sono
impegnative e cè anche spazio per aprire, peccato il fondo stradale. Infatti si
procede ad elastico, un gsx dedica più attenzione al panorama e laltro alla strada.
Il punto migliore e nel settore di crinale, dove la strada dipana in una lunga serie di
esse aperte, dove si può scaricare qualcuno dei cavalli del gsx oppure rilassarsi e
guardare i cavalli al pascolo e il panorama sotto.
Passati dalla parte ligure, il fondo stradale migliora, le curve si fanno più serrate
(fin verso Varese Ligure) e lAppennino si fa più rude e bello. Divertente
lattraversamento di un lungo e dritto tunnel, dove si riesce ad abbassare la
temperatura corporea ed a scaricare finalmente un po di marce. Dopo il tunnel vi è
un susseguirsi di centri abitati, andare piano non è difficile cè lAppennino
da guardare.
Fondamentalmente il Cento Croci, a dispetto del nome sinistro, è una strada di
montagna estremamente gradevole, non troppo impegnativa. Non si incontrano molti
motociclisti anche perché per spingere dallEmilia conviene la Cisa e dalla Liguria
il Bracco.
Arrivati in prossimità di Sestri, seguire le indicazioni "blu" per Genova,
anche se si dovrà andare in direzione opposta portano comunque allAurelia dove si
deve prendere per La Spezia.
Dopo poco un cartello stradale indica linizio della salita del Bracco, centri
abitati e poi un tripudio di curve asfaltate come si deve. Curve impegnative che, però,
hanno un loro ritmo che si assimila subito convincendosi che non si sta andando affatto
male. Convinzione che dura solo fino al terzo "carenato", che sfreccia davanti
con le orecchie a terra, permettendo al gsx 1200 di inventarsi le più ignobili scuse sul
perché non è riuscito a stargli dietro (quella non cho il manico, non viene
però mai udita).
Poco dopo il cartello Bracco (Località, non Passo), conviene una sosta al ristorante
Davidin, anche se non avete né fame né sete (ma li avete sicuramente a questo punto): la
vista sul mare oltre i pini, 600 metri più in basso, merita veramente.
Dopo la scollinamento, la vista si apre sul mare e la strada (un po sporca)
velocizza, i gsx ricominciano ad andare ad elastico, il 1200 non resiste alla tentazione
di farsi umiliare dai "carenati". Come la strada rientra nella vegetazione, si
incontra un albergo ristorante gremito di moto (quasi esclusivamente sportive), se
preferite la "gente" al panorama, fermatevi qui.
La strada continua splendida fino ad un deposito di marmi, dove il passo appenninico
diventa una tranquilla strada di fondovalle
tranquilla, beh, questo dipende da voi.
Gli umiliati possono slegare qualche cavallo in più. Chi invece se ne frega e segue la
sua strada ha a disposizione begli scorci.
Arrivati al Spezia non è ancora finita, ci sono i tornanti della Foce, belli tosti e
con una vista sul Golfo che invita alla distrazione.
Lattraversamento di La Spezia è come lattraversamento di tutte le città,
ma dopo cè ancora un po di Aurelia e qualche bella piega prima dei tornanti
che portano a Castelnuovo, dove si arriva alle 16.15 dopo 219 km (considerati a partire da
Castelnuovo M.).
"Supplemento Cisa"
Il giorno precedente, il gsx 1200 aveva provato il circuito girandolo il senso contrario
(ma è meglio quello descritto sopra), con la differenza che alla fine del Brattello, alla
vista dellindicazione Pontremoli a destra e Cisa a sinistra, non aveva saputo
resistere ed aveva imboccato per la Cisa, per andarsi a leggere la targa che a Berceto
ricorda la prima corsa di Enzo Ferrari (una scusa, per quanto idiota, bisogna sempre
darsela).
Sulla Cisa cè poco da dire: bella, bella, bella sia per spingere che per godersi
lAppennino. Solo un piccola dritta, prima dello scollinamento (venendo dalla
Toscana), sulla sinistra, cè un torrente con un fontanile: fermatevi a bere anche
se non avete sete.
Alla fine della giornata, soddisfatti della girata che delle moto (il gsx è
eccezionale), resta solo una domanda: perché i tedeschi quando li saluti rispondono
sempre, a costo di ammazzarsi o a anche quando stanno pisciando a bordo strada, e gli
italiani molto più raramente? Comprensibili quelli con lorecchio a terra (che pure,
se possono, una flashata la danno, il più delle volte), ma gli "zavorrati" che
procedono a mezzo allora proprio no, quelli la manina la potrebbero schiodare dal
manubrio.
Anna (gsx 750)
Nando (gsx 1200)