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VIAGGI e WEEK END

IL GIAPPONE VISTO DA RADKA

Viaggio in giapponePermettete che mi presenti: mi chiamo Radka, sono ungherese di nascita, polacca di sangue, Italo-Giapponese di cuore e cosmopolita nello spirito. Ho 23 anni e sono al quarto anno di università (sociologia) in Giappone.
Ma soprattutto sono una viaggiatrice e una MOTOCICLISTA. Quest’ultima qualità la devo all’anno scolastico ’95-’96, nel quale ho vissuto in Italia (nella provincia di Padova, per essere esatti) come studente di scambio. In quell’anno mi sono innamorata tre volte: prima dell’Italia, poi di un italiano e infine delle moto. Tutti e tre questi amori continuano, e per fortuna non c’è gelosia, perché c’è la possibilità di combinarli assieme.
Avevo anche altre passioni ed una di queste era il Giappone e per questo nel 2000 ho lasciato la mia amatissima Europa per quattro anni. Per questo sacrificio ho ricevuto un incredibile premio: la mia prima moto (un regalo che mi sono fatta da sola).
Essendo l’Ungheria fredda, ci sono poche moto (non so neanch’io come riuscivo a viverci!) e poi non avevo mai i soldi per comprarne una, anche se la patente l’avevo presa. Ma venendo in Giappone, paradiso motociclistico, (specialmente per il clima e per la natura che è incredibile, credetemi) ho avuto tanta fortuna e nell’aprile 2001, con i soldi guadagnati in un anno di lavoro part-time, ho acquistato Freyja, che è una Kawasaki Eliminator 250 (la versione Europea si chiama EL250, se non sbaglio) e la mia vita è cambiata.
Purtroppo il primo anno ho avuto problemi con la mia patente ungherese, così ho dovuto fare un esame di guida, che mi è costato tanto tempo e tantissime lacrime, perché non riuscivo a passarlo. Ma, dimentichiamo questa esperienza e ritorniamo a quelle più piacevoli.
Viaggio in giapponeQualche parola sulla Eliminator. Secondo me è una moto ottima come prima compagna a due ruote ed è molto adatta alle principianti. È bassa, leggera ed è tanto facile da guidare. È comoda anche in due e si può andare lontano (il mio record personale è di 600 chilometri in un giorno). Non beve tanto (fa circa 25 chilometri con un litro) ed è abbastanza resistente. Per esempio la mia ha 15 anni e oltre ad olio, catena e freni non ho dovuto cambiare niente nei 24.000 chilometri (e che chilometri!) che ho fatto con lei.
Allora, quando avevo sia la moto, sia la patente Giapponese, è cominciata la mia vita nuova (secondo me una moto cambia più di qualunque Beatrice!).
Il Giappone è adatto alle moto, ma non alla guida veloce, piuttosto a quella di quando ci si gode il paesaggio, le curve, la guida. Ci sono molte montagne, c’è il mare, piccoli villaggi e tante tante curve! Non dico che gli appassionati della velocità non possano sfogarsi, ma la geografia è più adatta a velocità di crociera.
Il mio primo giro lungo fu verso una città dall’altra parte dell’isola dove vivo. Sulla cartina sembrava un giretto, circa 150 chilometri. Stavo andando con una mia amica (lei era il mio primo passeggero, poverina!) per far visita ad un amico e per vedere un po’ la città. Era maggio, tempo perfetto, sole, caldo ma non troppo, le valli e i colli erano tutti verdissimi.
Avevo la moto da 3 settimane, ero totalmente una principiante e vivevo in Giappone soltanto da qualche mese, e anche se parlavo un po’ la lingua, leggere non leggevo ancora quasi niente (non che adesso ne sia capace…). Sia io che la mia amica guardavamo con tanta concentrazione le indicazioni, e all’inizio andavamo bene, perché sotto i segni giapponesi c’erano anche i nomi delle città in lettere latine. Dopo circa 50 Viaggio in giapponechilometri, lontane dalle città maggiori, le indicazioni in lettere latine sono sparite!!! Ci siamo fermate, abbiamo provato a ricordare i segni giapponesi per le direzioni che volevamo seguire ed abbiamo continuato. Dopo 100 chilometri la situazione cominciava ad essere un po’ strana: avremmo dovuto già essere arrivate alla nostra destinazione, ma non la vedevamo da nessuna parte. Ci siamo fermate e abbiamo chiesto a qualcuno dove eravamo: è venuto fuori che eravamo dall’altra parte della provincia, perché avevamo sbagliato strada: invece di andare verso Nakatsue, siamo andate verso Nakatsu, i nomi delle due località cominciano con gli stessi segni giapponesi, e noi non avevamo letto il resto dopo i primi… Cosi il giretto è diventato un’avventura di oltre 400 chilometri!
Da allora non mi sono più persa (non troppo almeno!), ma sono diventata molto più lenta, perché mi fermo ogni 5 minuti per leggere la cartina. Ho anche imparato di non chiedere direzioni ad Osaka, perché la gente lì fa finta di non vedermi o mi dà delle indicazioni sbagliate… Non ho idea se questo sia perché la gente ad Osaka è così, o perché sono straniera o perché a loro non piacciono le motocicliste. Boh, chissà?
Il Giappone è costituito da 4 isole grandi e tantissime piccole. Io vivo su Kyushu, che è una delle isole grandi, la più a sud. La cittadina dove abito è piccola e si trova in una baia, mentre dietro di lei ci sono montagne. Per me che sono ungherese tutto questo è come essere in una favola. In Ungheria non c’è mare e il punto più alto è a 1014 metri. Qui vedo il mare dalla mia finestra e in 15 minuti di moto posso arrivare ai piedi di una montagna alta 1600 metri… Eh sì, il Giappone è favoloso! Come tutti sanno, ci sono tanti terremoti come risultato delle attività vulcaniche e i vulcani attivi sono parecchi.
Viaggio in giapponeUna volta sono andata su un vulcano spento. Ho fermato la moto ai piedi della montagna e sono partita con lo zaino, sacco a pelo e tenda. Era un sabato di giugno ed era già pomeriggio. Mentre io iniziavo a salire tutti erano già sulla via del ritorno. Sono stata fermata 3 o 4 volte dalla gente che era sorpresa di vedere una straniera da sola, ma erano ancora più sorpresi di sentire che volevo dormire sulla montagna. Dopo 3 ore di camminata solitaria sono arrivata in un posto adatto per campeggiare, poco sotto la cima (1700 metri, circa). Quando ho finito di mettere su la tenda era gia buio. Non appena finito è venuto su un vento fortissimo ed io avevo paura che mi avrebbe portato via assieme alla tenda. Ho provato a dormire, ma non riuscivo. Finalmente verso mezzanotte il vento ha smesso di soffiare. Dopo neanche 3 minuti di silenzio è cominciato a piovere. Era la prima volta che usavo quella tenda, cosi non sapevo quanto fosse impermeabile. Pensavo alla mia povera moto, là, ai piedi della montagna, tutta sola… Grazie a Dio alle 5 è smesso di piovere e dentro la tenda tutto era asciutto. Alle 6 stavo gia venendo giù dalla montagna, dove tra altro ero andata perché avevo letto che di notte si vedono benissimo le stelle, dal momento che la casa più vicina si trova a circa 15 chilometri, ma con la pioggia non ho potuto vedere niente…
Scendendo ho incontrato il primo giapponese verso le 6 e mezza: prima di notarmi, aveva una faccia sorridente, forse perché pensava quant’era bello arrivare sulla cima per primo quel giorno. Poi, avendo notato che qualcuno stava venendo giù, il suo sorriso si è spento. Quando poi ha visto che la persona che c’era prima di lui era una straniera, è diventato abbastanza nervoso, ma che ci potevo fare? La mia moto era là, bagnata, ma la strada verso casa era bellissima.
Da 3 anni ho l’abitudine di andare in un certo santuario che si trova a 45 chilometri della mia cittadina. La prima volta mi ci hanno portato con la macchina a Capodanno che è la festa più grande in Giappone. Nei primi 3 giorni del nuovo anno tutti vanno nei santuari per pregare per un buon anno. Il santuario mi è piaciuto subito e ho deciso di ritornarci con la moto, e da quel giorno ci sono andata 4 o 5 volte. Per esempio ci sono andata entrambe le volte che tornavo dai giri che ho fatto sull’isola di Honshu, che è la più grande. Nel primo giro ero al santuario a Capodanno. Erano le 2 e mezza di notte e già c’era una fila di macchine lunga 3 chilometri. Ma una delle bellezze della moto è che si può passare tra le macchine, no? Così in 5 minuti ero già nel santuario… La volta seguente è stata molto importante. Mia madre era venuta a visitarmi e l’ho portata lì con la moto. Mia madre, che non ha mai visto una moto da più vicino di 10 metri, come passeggero! Questa esperienza ha cambiato il nostro rapporto, e penso che adesso lei accetti e capisca la mia passione. Sia per il Giappone, che per la moto.

RadkaViaggio in giappone

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