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SICILIA BEDDA
report di una vacanza moto turistica offroad

Sicilia: Viaggio in motoLa Sicilia non finisce mai di stupirmi: dopo averne apprezzato le splendide coste e le città d’arte ho avuto l’occasione di visitarla da un punto di vista diverso, con il supporto di un paio di ruote tassellate e la compagnia di un gruppetto entusiasta di appassionati.
La formula di viaggio prevedeva giri a margherita con base in agriturismi nei dintorni di Siracusa e Taormina.

Partiti da Siracusa, ci siamo addentrati nei Monti Iblei, una catena collinare localizzata nella parte sud-orientale della Sicilia, compresa tra le province di Ragusa, Siracusa e Catania.
Il paesaggio è caratterizzato dal bianco della roccia calcarea, con una vegetazione che varia dalle distese di ulivi, agrumeti e vigneti sulla costa ai boschi dell’interno.
Nonostante l’altezza dei rilievi non superi i 1.000 metri queste colline sono ricche di mulattiere impegnative, per la gioia degli amanti dell’enduro hard. Il fondo calcareo, ribattezzato subito dal gruppo “gli ossicini” diventa poi estremamente scivoloso in caso di pioggia.
Contrariamente a quanto si possa pensare questa zona è ricca di corsi d’acqua tra i quali l'Anapo, il cui nome, in greco, significa invisibile, per il fatto che in molti punti del suo percorso si ingrotta nel sottosuolo.
Corso d’acqua significa naturalmente “guado” in linguaggio off-road, occasione di sfida e divertimento estremo per il Vero Endurista e momento di malcelato terrore per il Mototurista per Caso, soprattutto quando l’acqua arriva all’altezza della vita e con l’aggravante del pranzo a base di arancini, cassatine e cannoli siciliani consumato circa mezz’ora prima…

Un lungo sentiero bianco percorre l’intera valle dell’Anapo, a mezza costa, ora da un lato, ora da un altro: è il vecchio tracciato della linea ferrata Siracusa - Ragusa -Vizzini, lungo una trentina di chilometri.
L’occasione è buona per fare una breve sosta nella cittadina di Palazzolo Acreide, uno dei numerosi gioiellini barocchi della Sicilia e Patrimonio dell’Umanità, nonché per tentare di svuotare gli stivali dall’acqua imbarcata durante i guadi.

Le spiagge di Siracusa si aprono lungo la costa sud della città. Spiagge di sabbia bianca e finissima si alternano a scogliere con un mare cristallino, un vero paradiso che abbiamo avuto la fortuna di percorrere fino quasi a Noto.
Dalla costa ci siamo spostati nuovamente verso l’interno, tra le colline, per visitarne un altro scorcio suggestivo: il tavolato calcareo Ibleo è fittamente inciso da profonde valli, dei veri e propri canyon che si chiamano “cave” e fra le più interessanti spettacolari c’è sicuramente la Cava Grande del Cassibile.
In questa impressionante fenditura del tavolato, lunga circa dieci chilometri e profonda in alcuni tratti fino a circa trecento metri, scorre l’antico Kakyparis dei greci, che si apre in piccoli laghetti, raggiungibili a piedi percorrendo il sentiero che scende nella gola.
Dalle colline siamo abbiamo imboccato la discesa verso Noto, attraverso le tipiche mulattiere con sassi smossi e fenditure al centro, percorribili con scioltezza dai Veri Enduristi e dalle capre di montagna, e con molta più difficoltà dal Mototurista per Caso…

Noto è un piccolo gioiello barocco arroccato su un altopiano che domina la valle dell'Asinaro.
La sua bellezza, così armoniosa da sembrare la scena di un teatro, nasce da un fatto tragico: il terremoto del 1693, che in questa parte di Sicilia ha raso al suolo praticamente tutto. I palazzi sono maestosi, tutti costruiti nella pietra calcarea locale, che il tempo ha colorato creando quella magnifica tinta dorata e rosata che la luce del tramonto accentua.
Tornando verso casa, dopo aver costeggiato la bellissima spiaggia di Eloro, ci siamo imbattuti nel campo da cross di Noto, inaugurato 2 giorni prima: i Veri Enduristi si sono lanciati con entusiasmo in qualche giro di prova, grazie all’estrema disponibilità dimostrataci dal gestore.
Il rientro è stato segnato da una lunga sosta dal gommista di un paesino nei pressi di Avola, causa foratura (ebbenesì, avevamo “scuddato” gli attrezzi!)
Qui ha avuto luogo un teatrino da commedia dell’arte. Dopo aver rattoppato la camera d’aria e rimontato la gomma, operazione che tra convenevoli e chiacchiere con i gommisti, gli altri clienti, i passanti e il macellaio di fianco è durata circa un’ora, la camera d’aria è rimasta “pizzicata” nel copertone…A questo punto è intervenuta Enrica Perego, che, in virtù dell’esperienza motorallystica e della conoscenza e della propria moto, si è offerta di stallonare nuovamente la gomma per accelerare le operazioni. A nulla sono valse le rimostranze del giovane gommista che, con spirito cavalleresco, esclamava costernato “noi alle donne non facciamo sollevare neanche i fiori!”…

Dopo aver spostato la nostra base nei pressi di Taormina ci siamo addentrati nelle colline dell’interno, verso le gole di Alcantara.
Migliaia di anni fa una colata lavica, scaturita dal vicino Etna, ha invaso la vallata sottostante. Raffreddandosi, i magmi hanno formato alte pareti tra le quali si è insinuato il fiume Alcantara, disegnando un paesaggio simile ad un canyon. Fra le alte e nere pareti laviche si aprono limpidi laghetti, cascate e piccole spiagge formate dall’erosione.

Proseguendo verso l’interno ci siamo addentrati nei Monti Peloritani, vero e proprio luna park dell’offroad: un altopiano attraversato da un’infinità di strade bianche e mulattiere, con torrenti dagli ampi letti sabbiosi e una vegetazione rigogliosa. Bellissimi i sentieri a mezza costa, che attraversano quasi tutte le colline.
Qui abbiamo incontrato molti altri enduristi, soprattutto ai piedi delle mulattiere più difficili, utilizzate come campo di allenamento. Il Mototurista per Caso è stato felicissimo di poter ammirare le gesta altrui senza doversi obbligatoriamente cimentare nella “mula” di turno, visto che quasi ogni punto è raggiungibile anche con un comodo sentiero.
Lo spettacolo più impressionante è però sicuramente l’Etna, che con i suoi 3.340 metri d’altezza sovrasta letteralmente tutta la zona circostante. Quando le giornate sono limpide si vede chiaramente la cima innevata e il fumo dell’eruzione di turno.

Non posso che concludere questo racconto con un ringraziamento speciale ad Enrica Perego, che ha organizzato il viaggio, e a Gaetano, la nostra guida.

Anna

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